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La lotteria del Kgb e un biglietto di nome Donald

Una scommessa lunga mezzo secolo?

Maria Grazia Enardu 02/02/2021

Donald Trump e Vladimir Putin Donald Trump e Vladimir Putin Craig Unger è un giornalista investigativo, genere dove le linee sono spesso punti e la logica, che poi è l'ipotesi di partenza, sostituisce i fatti ignoti o non dimostrabili. Unger ha scritto sugli intrecci tra la famiglia Bush e la famiglia saudita, e il pasticciaccio brutto delle torri gemelle. Da anni si occupa di Trump e del Kgb, che era sovietico ed ora è russo ma è sempre lo stesso. Nel 2018 il libro "House of Trump, House of Putin" sui legami tra Trump e la mafia (sic) russa, e ora un nuovo titolo, American Kompromat (parola intraducibile e perfetta): how the Kgb cultivated Donald Trump. Una storia che parte dal 1977, quando Donald era sposato con la cecoslovacca Ivana, ripartita durante un viaggio a Mosca nel 1997, per un'improbabile Trump Tower. Soldi, pare via Deutsche Bank e non solo, forse video, il solito schema. E nel 2016, dopo i giochi di hacker e fango su internet, i russi devono aver brindato con champanski, Donald alla Casa Bianca! Poi ha incontrato Putin, anche in inusitati tete-a-tete.
 
Ma se il Kgb, oggi Fsb, tirava le fila, deve anche aver avuto momenti di panico, Donald è incontrollabile, pericoloso. Guardando indietro possiamo pensare che nel 1977 e dopo il Kgb abbia comprato un biglietto della lotteria occidentale. Come tanti altri, vedi i 5 di Cambridge, Kim Philby etc che tradirono il Regno Unito. Molte "spie" si perdono per strada, qualcuna fa il botto, Donald anche troppo. Dovremmo ascoltare un maestro di politica estera di lungo periodo, Chu En Lai. Alla domanda, forse finta, se la Rivoluzione francese fosse stata positiva, rispose che era troppo presto per dire. Trump ha causato immensi danni al suo paese ma solo nel lungo periodo si capirà se Mosca ha veramente fatto un capolavoro che non sia solo il massimo disordine. Che per definizione non è mai gestibile. E per capire, domani, come tirare le somme, ci vorrebbe un diplomatico e uno storico del calibro di Kissinger. Ora c'è solo un gran polverone, cosparso di ideogrammi.
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