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Il triste bilancio delle primavere arabe

A dieci anni dall'esplosione delle rivolte, sono rinate le autocrazie e Russia e Turchia si espandono nel Mediterraneo

Rocco Cangelosi 21/12/2020

Il triste bilancio delle primavere arabe Il triste bilancio delle primavere arabe Sono trascorsi quasi dieci anni dalla morte di Mohamed Bouazizi, datosi fuoco il 17 gennaio 2011 in segno di protesta contro il regime di Ben Ali. L'estremo gesto del giovane commerciante ambulante tunisino rappresentò la scintilla che innescò la deflagrazione delle primavere arabe in vari Paesi dell'area mediterranea. Le proteste che erano cominciate in Egitto in piazza Tahir si erano estese rapidamente a tutto l'arco Mediterraneo provocando la caduta e in taluni casi la morte dei dittatori al potere. Si trattò di un movimento imponente sviluppatosi sui social e con gli sms, che prometteva grandi rinnovamenti per rispondere alle istanze di democrazia e rispetto dei diritti fondamentali che provenivano dalla popolazione stanca e delusa, dietro la spinta illuminata della rivolta studentesca. Era stato il discorso al Cairo di Obama nel giugno 2009 che aveva aperto la strada a nuove speranze e a profondi cambiamenti. Sembravano raccolte le condizioni perché ciò avvenisse, ma l'Occidente e soprattutto l'Europa non compresero la svolta epocale di quanto stava avvenendo e il loro aiuto alle democrazie nascenti si rivelò tardivo e inefficace, aprendo la strada a nuove dittature e alle scelleratezze dello Stato Islamico.
 
Dopo la scomparsa dei vari Mubarak, Ben Ali, Gheddafi e le guerre in Siria e Yemen, il panorama per l'Europa appare desolante. Fatta salva la Tunisia che è riuscita a salvaguardare una fragile democrazia, si sono riaffermati i regimi autocratici in Egitto e in Siria, la Libia è ancora in mano alle milizie armate delle opposte fazioni, la guerra in Yemen continua a mietere vittime nell'indifferenza generale. Non solo, ma dal punto di vista geopolitico l'Europa si è vista soppiantata da Russia e Turchia in Siria, in Libia e nel Mediterraneo orientale. Quanto all'Italia basti pensare alle recenti vicende dei pescatori sequestrati, per la cui liberazione Conte ha dovuto spendere la sua credibilità con Haftar, e al caso Regeni rimasto irrisolto di fronte al muro di gomma egiziano, per comprendere come sia divenuto marginale il nostro ruolo in quello che finora era considerato il cortile di casa.
 
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