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Gli inglesi puntano alla leadership green

I 10 punti indicati da Johnson col divieto di vendite di auto non elettriche al 2030

Pia Saraceno 20/11/2020

 Gli inglesi puntano alla leadership green Gli inglesi puntano alla leadership green La Gran Bretagna si prepara a guidare il prossimo Cop26, la conferenza che avrebbe dovuto essere tenuta quest’anno, rinviata causa Covid all’anno prossimo con l’Italia come comprimario nella gestione. Boris Johnson annuncia un programma in 10 punti per l’UK, come unica via per far uscire l’economia dalla depressione da Covid. La fase di preparazione dovrebbe puntare a far recuperare il tempo perduto dalle politiche per defezioni varie e l’insorgenza di nuove priorità, ridefinendo le priorità e l’urgenza degli investimenti in nuove tecnologie. L’ambizione è diventare “il numero uno per le tecnologie e la finanza verde, le sole che rappresentano le fondamenta per decenni di crescita economia” . Nei 10 punti, sintetici ma precisi, sono individuate tecnologie, zone territoriali e settori su cui la politica punterà per raggiungere gli obiettivi e suggeriscono come dare concretezza d’azione. Il capo del governo britannico ci ha abituato a dichiarazioni di possibili risultati poco fondati se non errati, ma in questo caso forse la sicurezza della direzione di marcia, che coinvolge tutto l’arco politico, potrebbe aiutare a ridurre il grado d’incertezza per gli investitori privati. Solo se il volume d’investimenti pubblici per il cambiamento climatico, annunciato in 12 miliardi di sterline, riuscirà a mobilizzare un suo multiplo di investimenti privati, l’obiettivo potrà essere raggiunto.
 
L’Italia, come altri paesi europei ha dichiarato nel Pniec gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 per i vari settori, ma ancora non ha varato la sua “long term Strategy al 2050” fondamentale per valutare la coerenza delle politiche rispetto all’obietivo ultimo di decarbonizzazione. Nel Nadef ha ribadito la necessità d’investimenti in tecnologie verdi confidando nel NGEU, ma sta procedendo a zig-zag, con provvedimenti per lo più basati su incentivi, per lo più soggetti a scadenze temporali (vedi il bonus 110%) e scarso coordinamento tra diversi livelli di governo (si veda tempistiche sulle autorizzazioni per impianti rinnovabili). Un confronto tra approccio italiano e quello inglese in un comparto come i trasporti che fino ad oggi poco o nulla ha contribuito alla riduzione delle emissioni, segnala la diversità del messaggio ed in parte dell’approccio. Per le auto elettriche il Pniec indica nel 10% il tasso di penetrazione parco autoveicolari (100 volte il livello attuale, ma ci vuole poco quando il livello è così basso) per ora appoggiandosi su incentivi. Il piano dell’UK indica come obiettivo in modo secco la fine della vendita delle auto non elettriche al 2030 e delle auto ibride al 2035.   
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