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La pazzia di Re Donald e della sua corte

Ha perso, ma chi dirÓ basta a Trump?

Maria Grazia Enardu 17/11/2020

La pazzia di Re Donald e della sua corte La pazzia di Re Donald e della sua corte Trump ha perso, sia sul metro storto del Collegio Elettorale sia sul numero assoluto di voti. Ma sono numeri che brillano malefici. Trump ha avuto 73 milioni di voti, e mai nessun repubblicano ha fatto meglio. Anzi, ha preso 10 milioni in più rispetto al 2016 (quando ne ebbe 3 milioni meno di Hillary, ma lasciamo perdere). Un grosso risultato, ci avrebbe messo la firma pochi mesi fa. Ma, ahimè, Biden ne ha avuti 78,6 milioni, oltre 5 milioni in più, un botto. Per inciso, 4 milioni più dei voti ai democratici della Camera: sono i repubblicani "never Trump"? I due blocchi ora sono quasi pari: o cooperano o è paralisi.
 
Trump non vuole fare il “discorso di concessione”, che è la base di una democrazia, il rispetto verso le regole. Se il perdente non sorride e sparisce, la democrazia rischia grosso. Gli avvocati dei ricorsi di Trump svicolano. I leader repubblicani non ammettono ancora la vittoria di Biden, anzi tengono bordone e accennano di manovrare il Collegio tramite alcuni parlamenti di stati. E finora nessuno di loro intende parlare a Trump in nome del partito, come fecero con Nixon nel 1974. Senatori, deputati, figli, vogliono la stessa cosa, una bella fetta dei 73 milioni di voti. Lo zoccolo duro più l'inattesa bonanza. Che in parte è aleatoria ma in parte no: Trump è un culto, una fede che sfida il raziocinio. Ogni repubblicano pensa alle prossime elezioni, 2022 e 2024, e spera in una porzione del bottino. Parlar chiaro a Trump significa perdere troppi suoi elettori. In una calca di sicofanti, Trump è un uomo solo, così la sua pazzia riecheggia in troppe case, oltre che nelle piazze. In parte sparirà, ma non subito. Ora è come re Giorgio o Nerone. In futuro il marine di guardia dovrà mettersi sull'attenti ogni giorno e scandire "just remember you'll be out of here". Colpo di tacchi.
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