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Se Biden rientra nell'Accordo sul clima

Ci vorrà il consenso del Senato, mentre le emissioni calano anche in Usa

Pia Saraceno 12/11/2020

Un adesivo a favore delle azioni per il clima Un adesivo a favore delle azioni per il clima Dopo due anni dall'avvio della procedura di rifiuto degli Accordi di Parigi, proprio il 4 novembre, gli Usa sono, senza ulteriori atti, automaticamente usciti. Il nuovo presidente, come promesso, ha dichiarato che è pronto a rientrarvi non appena avrà il potere di farlo. L'azione di Trump ha prodotto fino ad ora effetti limitati sull'intero processo avviato con l'Accordo, perché dal 2015 la strutturazione delle tappe che avrebbero dovuto portarci agli impegni dal 2021 in poi non ha subito battute d'arresto da imputare direttamente al comportamento degli Usa. La sua partecipazione ai tavoli fino alla formale esclusione ha comunque prodotto qualche ostruzionismo, influito su alcuni paesi simpatizzanti della linea Trump come Australia e Brasile, provocato il mezzo fallimento della Cop25.
 
Il rinvio di un anno della Cop26 (causa Covid), che doveva sancire le regole per il controllo e la misurazione del rispetto degli obiettivi volontari rivedrà ora gli Usa tornare ai tavoli da protagonisti, in tempo per condizionarne più direttamente le decisioni, e la impegnerà da subito alla presentazione del piano di riduzione delle emissioni con la fissazione dei target per il 2030. Il ritorno degli Usa tra i 189 paesi che hanno firmato l'Accordo è ovviamente un fattore simbolico importante e grazie all'escamotage trovato da Obama non richiede il via libero del Congresso, ma le azioni necessarie per portare al rispetto dei target compatibili richiedono una approvazione anche del Senato la cui adesione non è scontata. In particolare, l'approvazione del budget di 2 trillioni di dollari promesso in campagna elettorale da Biden per giungere a emissioni zero nel 2050 (nel settore elettrico nel 2035), sarà un banco di prova impegnativo.
 
Trovare un terreno di comune interesse con i Repubblicani che hanno appoggiato Trump nell'eliminazione di 100 norme di regolazione ambientale (standard emissivi ed altro) oltre ad avere esautorato le autorità di controllo, richiederà tempo e compromessi. Con le politiche di rilancio per far fronte alle conseguenze della recessione da Covid anche agli Usa si presenta però l'occasione per evitare il rimbalzo dei settori più ambientalmente dannosi: nel 2020 si è verificato il più consistente aumento delle rinnovabili divenute investimenti redditizi, la produzione di carbone si è ridotta del 26% anche per la maggior convenienza del gas e molte miniere sono state chiuse. Il cambiamento del mix energetico e la minore domanda hanno ridotto quest'anno secondo l'Eia del 10% le emissioni, dopo la riduzione del 3% del 2019.
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