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I successi della politica estera di Trump

Ultimi colpi: l'intesa Israele-Sudan e la tregua in Libia

Rocco Cangelosi 26/10/2020

Donald Trump Donald Trump Paradossalmente, ma non troppo, la politica estera si sta rivelando il punto forte di Donald Trump nell'attuale campagna elettorale. Piacciono all'americano medio le scelte operate dal Presidente in campo internazionale. La politica protezionista a difesa del made in America, la criminalizzazione del sistema cinese, indicato come colpevole del virus e degli squilibri commerciali, le posizioni restrittive in materia di immigrazione a tutela dei salari dell'operaio americano. Ma soprattutto viene riconosciuto a Trump il merito di non aver invischiato gli Stati Uniti in nuove guerre, di aver avviato il ritiro dei soldati americani da Iraq e Afghanistan, di aver fatto comprendere agli europei che l'America non è disposta a farsi carico delle maggiori spese militari della Nato, né a scendere in guerra a difesa di Paesi di cui i cittadini americani conoscono a mala pena la collocazione geografica. Ma il cavallo vincente della sua politica estera è il Medio Oriente.
 
Gli "accordi di Abramo" hanno segnato un indubbio successo interno e internazionale, restituendo centralità al ruolo mediatore dell'America, riavviando il processo di pace su nuove basi e creando una cintura sanitaria dei Paesi sunniti intorno all'Iran sciita. L'ultimo colpo assestato in questo contesto è stata l'apertura delle relazioni diplomatiche di Israele con il Sudan, paese certamente di peso nel mondo musulmano. Ma non basta: Trump può vantare un altro successo da ascrivere alla sua Amministrazione. La tregua, per quanto tuttora incerta, firmata a Ginevra tra Al Serraj e Haftar è merito soprattutto dell'azione svolta dall'americana Stephanie Williams nella sua qualità di inviata speciale dell'Onu in Libia. Trump non mancherà di vantare i successi della sua politica estera nello scorcio della campagna elettorale in corso, che probabilmente non serviranno a invertire il trend elettorale, ma che certamente costituiranno un chiaro messaggio dello zoccolo duro del pensiero americano medio in politica estera, dal quale Biden e l'eventuale nuova Amministrazione non potrà prescindere.
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maria grazia enardu 30/10/2020 15:09


Caro Lettore,
grazie!  sono sempre MOLTO curiosa di avere reazioni/commenti.
Sui numeri non ho osservazioni, sono smemorata e mi toccherebbe controllarli, quindi OK.
Lei non considera gli effetti del winner takes all. Tutti i delegati di uno stato vanno al vincitore, e al perdente zero. Non ho i numeri, troppo complicato, ma è dal 2000 che leggo queste cose sui giornali Usa. Alla fine chi vince, negli stati "marginali" che di solito erano tre, Pennsylvania, Wisconsin e un altro, vince per qualcosa come 30-50 mila voti "locali" mentre chi perde può avere 500 mila voti popolari in più (Gore, 2000) o 3 mil (Clinton, 2016). La forma delle schede è famosa. Se Lei cerca su google Florida 2000, butterfly ballot (la forma delle schede), pregnant chad (il pallino del buco), vedrà anzi allibirà.
537 voti di differenza e nella scheda Gore era messo apposta vicino a Buchanan, il pallino di molti era non intenzionale...
Questa deformazione del voto, degli elettori, mi pare grave. Se, per assurdo esempio, votasse il Congresso, Biden avrebbe vinto da un pezzo.
Solo due stati, come precisa anche Lei, attribuiscono i delegati del Collegio in modo proporzionale, Nebraska, che ha maggioranza repubblicana, e Maine, democratico. E la cosa influisce zero.

Sì, il censimento aggiorna i numeri, infatti il censimento del 2020 ancora in corso è stato campo di battaglia, ma è argomento complesso, so solo che questa amministrazione, e alcuni stati, hanno cercato di impedire la foto del NUOVO quadro, sia demografico sia di correzione di vecchi dati. Alcuni stati del sud sono molto cambiati, Arizona, per esempio.

Sì, è uno stato federale, ogni stato fa come vuole ma il risultato finale può essere una stortura, istituzionale. SOPRATUTTO quando gli stati mirano alla non-registrazione, al non-voto (pochi seggi etc) e altri inciampi, pare più a sud che a nord.. Queste elezioni sono eccezionali per il massiccio sforzo di registrazione (non so con quale successo), di voto anticipato, per posta etc. Sono elezioni che saranno studiate lungo, non per il vincitore ma per base, distretto, flussi etc.

Sulla questione schiavista, pesa non il censimento ma la macchina elettorale, nata ALLORA.
Nel 1797, creazione Collegio, erano 16 stati, mi pare, e quelli schiavisti erano parecchi e pesanti. E volevano pesare di più anche se gli elettori di allora erano tutti "liberi" e bianchi per definizione. Per evitare rotture ci fu il Connecticut Compromise: per ogni schiavo c'era un 3/5 di voto, ovviamente esercitato da bianchi. Anche la Costituzione, del 1789, aveva messo nero su bianco, Art 1, Sez 2, Cl 3, il metodo dei 3/5, non ci si voleva rinunciare... La guerra civile, e la secessione, avvennero sulla schiavitù non solo come sistema economico ma anche politico. Se i neri non erano più schiavi ma cittadini o addirittura elettori, per il sud era la fine del mondo.

Quando man mano si aggiungono altri stati all'Unione e POI la guerra civile abolisce schiavitù, rimane in TUTTI gli stati (pure in Oregon per dire, dove i neri erano mosche bianche), l'idea diffusa anche in forma di legge (segregazione in vari livelli) che il nero non deve registrarsi, votare etc.  Non so quali stati siano stati "buoni" ma so che la gran parte e TUTTO il sud ha ragionato in termini schiavisti riammodernati.
Cioè che il voto dei bianchi doveva pesare di più semplicemente non facendo votare i neri.
Se si guardano vecchie elezioni, cosa che non ho fatto ma vado a orecchio di antiche letture, si avrebbero i numeri degli elettori (e quindi teoretici votanti, astensione a parte) e degli adulti. NON coincidono!
Perché un adulto non è elettore finché non si registra. Classica fascia di non elettori era, nel sud, quella delle donne nere. Perché nere, senza alcun documento (tipo patente o passaporto, ovviamente per pochi, la carta identità non esiste..). O i neri che volevano registrarsi erano ostacolati da esamino ad hoc duro che per il bianco era altrettanto ad hoc morbido. Etc. Se adulto non ha automatico diritto di voto, accade che il censimento dia X deputati, che però vengono votati da "pochi" elettori. E sia chiaro che non parlo di astensione o altre scelte individuali. Questo pesa maledettamente in qualunque elezione, Presidenza/Collegio elettorale, Camera, Senato (2 x stato, ok). Ma anche di governatori ed assemblee locali. Esempio, la Georgia etc. Se i neri che erano tanti non votavano, lo status quo rimaneva e poteva perpetuarsi.

Altro meccanismo non-democratico è la giungla del gerrymandering. Il disegno artificiale (termine include salamander, forma storta) dei distretti in modo da formare distretti vincenti, dove si annullano i voti degli "altri". Lo fanno i singoli stati, alcuni sono bravissimi. Infatti, in queste elezioni, sono cruciali anche le elezioni di alcuni governatori e assemblee legislative locali. NB lo fanno anche gli stati "democratici". credo sia sport nazionale. Su wikipedia inglese ci sono esempi con i colori che rendono idea del giochino.

Alcune di queste cose vennero fuori sui giornali USA nel 2000, poi in elezioni "normali" si dimenticano. Ma gli Usa NON sono una democrazia, non come la intendiamo. Se in Italia si votasse in quel modo, nessuno lo accetterebbe.

Io sono uno storico, non un giurista. Ho cominciato a leggere queste cose nel 2000, GRAZIE a internet! sul NYT, WP soprattutto (sono abbonata, accedo a tutto), ma anche il Politico, The Atlantic etc. Leggo cose incredibili...
Se sembro azzardata è solo perché la nostra esperienza e logica è diversa, la nostra conoscenza di questi meccanismi di solito limitata dalla nostra informazione (ma pochi giorni fa ho letto, credo sul Corriere, un articolo che sparava sul Collegio). Quel che scrivono i giornali Usa è molto più azzardato, è un altro mondo. La guerra civile e Lincoln non hanno risolto, solo spostato. La storia della segregazione e della lotta (tale è) per dare rappresentanza politica a tutti i cittadini adulti è amara. Poi ovviamente ogni paese passa il suo tempo a cambiare leggi elettorali, come in Italia, o repubbliche, come in Francia. Ma in Europa un adulto è un elettore. Anche la Gran Bretagna, dove in passato occorreva registrarsi, ha cambiato ma so poco.

Sono stata lunga, non so se chiara, ma continui a seguire queste elezioni, sono uno spartiacque. Di quali acque, lo sapremo solo tra anni, ma sono fangose, portano a galla elementi che stavano sul fondo. La cosiddetta maggioranza bianca non esiste da tempo ma solo ora viene ridefinita come minoranza, grazie anche alla marea demografica. Cruciali i latinos/ispanici, diversamente bianchi, come si schiereranno su base locale? e sono davvero tanti

con i più cordiali saluti
mge