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L'Europa alla sfida pandemia

Forse il Recovery Plan non basta pi¨: occorrono pi¨ poteri alla Ue

Francesco Grillo 21/10/2020

L'Europa alla sfida pandemia L'Europa alla sfida pandemia I nuovi contagi Covid viaggiano ormai in Europa oltre i 130 mila al giorno ed è un numero che ci mette, di nuovo e saldamente, in cima alla triste classifica che l’Organizzazione Mondiale della Sanità dà dei Continenti, ordinandoli per numero di contagi. Erano, appena, 13 mila il 27 maggio scorso, mentre la Commissione Europea stimava in 750 miliardi il fabbisogno di investimenti per riparare un’economia devastata dalle chiusure. Il primo aprile, il giorno più nero che l’Unione – totalmente ferma – ha dovuto vivere in questo anno spezzato in due dal virus, i casi furono “solo” 43 mila. Next Generation Eu è da molti considerato un salto evolutivo nella storia delle istituzioni europee. Qualcuno lo ha affiancato per importanza alla vicenda che fu fondamentale per rendere irreversibile la nascita degli Stati Uniti d’America e che, nel 1790, vide l’istituzione di un debito federale su proposta di Alexander Hamilton. E, tuttavia, sono i numeri della pandemia - solo parzialmente ridimensionati dalla migliore capacità di risposta di società che stanno imparando a convivere con il rischio – a dire che quando non abbiamo, neppure, completato il processo di approvazione delle risoluzioni del Consiglio Europeo, ci sta arrivando addosso la necessità di ripensare il suo perimetro e distribuzione. Se ce ne fosse stato bisogno è questa l’ennesima, più plastica dimostrazione che, ormai, viviamo in un secolo che cambia con una rapidità che richiede una trasformazione radicale dei meccanismi attraverso i quali governiamo le crisi. Sia a livello nazionale, che europeo, che globale. Alla necessità di rifare i conti complessivi del disastro si aggiunge, peraltro, un loro ribilanciamento tra aree geografiche e settori. In Europa ad essere colpita in ritardo è proprio l’Italia che fu la prima ad essere investita dalla tsunami in febbraio. Il turismo rischia il tracollo finale, dopo essere stato drogato durante l’estate.
 
Messina e a Taormina, lo scorso fine settimana, in una conferenza organizzata da Vision sul “futuro dell’Europa” (vi hanno partecipato Romano Prodi, Giuliano Amato, Paolo Gentiloni) sono emerse idee molto più radicali di quanto non si sentivano in queste riunioni fino a qualche tempo fa. Un’Europa capace di rispondere ad un’emergenza dovrebbe avere dagli Stati l’autorizzazione ad indebitarsi senza dover chiedere il permesso del Consiglio (che, però dovrebbe fornire criteri legati a determinati parametri). Dovrebbe, anche, sviluppare, ulteriormente, la possibilità (prevista da NGEU) di contare su risorse proprie (ad esempio la tassazione dei giganti della rete e la tassa sui combustibili fossili) per ripagare il debito. Ed ottenere un più chiaro mandato a produrre raccomandazioni agli Stati su come gestire emergenze quanto esse vengono dichiarate globali e a gestire – in alcuni specifici casi – le risorse direttamente. In fondo fu proprio a Messina che, nel 1955, 10 anni dopo la più grande Guerra, fu deciso di creare la Comunità Economia Europea. Se questa epidemia equivale per i suoi effetti ad un conflitto globale, è arrivato – forse – il momento di abbandonare l’idea di poter sopravvivare attraverso piccoli aggiustamenti.
 
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