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Boris Johnson: indietro tutta sulla Brexit

Il premier britannico stretto tra rischio ôno dealö, impennata dei contagi e fronda nel partito

Rocco Cangelosi 14/10/2020

 Boris Johnson: indietro tutta sulla Brexit Boris Johnson: indietro tutta sulla Brexit Boris Johnson sembra aver ammorbidito la sua posizione alla vigilia del Consiglio europeo di giovedì e venerdì prossimi chiamato a dare la sua valutazione finale sulle possibilità di raggiungere un accordo con il Regno Unito entro la fine dell'anno. Nei primi giorni di settembre, l'istrionico premier aveva lanciato l’ultimatum alla Ue, indicando il 15 ottobre come data ultima per raggiungere un accordo sulla Brexit.  In caso di mancata intesa entro quella data, Londra avrebbe abbandonato il tavolo dei negoziati, aprendo così la strada al "no deal". Non solo, ma nel frattempo BoJo aveva fatto approvare l'"internal market bill "che violava platealmente il protocollo concordato con la Ue sull'Irlanda. Tuttavia, la prospettiva di una conclusione senza accordi nell'attuale congiuntura politica ha messo in allarme il premier britannico che già si trova a combattere con una impennata straordinaria dei contagi che impongono misure sempre più restrittive e in alcuni casi nuovi lock down. Se a questo dovessero aggiungersi le inevitabili difficoltà che il "no deal" comporterebbe con il ritorno di dazi e dogane e lunghe code alle frontiere di Dover e Calais, la situazione politica diverrebbe per Johnson ingestibile.
 
La fronda nel partito guidata dall'ex premier Theresa May sta crescendo e circolano molti nomi per la sostituzione del primo ministro alla guida del governo. Da qui dunque la decisione di continuare i negoziati nonostante gli ukase lanciati nei giorni scorsi. Se al Consiglio europeo non verrà raggiunta, come probabile, un'intesa complessiva sui capitoli più urgenti quali commercio, trasporti, migrazione, pesca si potrebbe ricorrere a dei mini accordi per scongiurare gli effetti più negativi di un “no deal", rinviando a una data successiva il negoziato finale per un accordo più ampio. Tuttavia il consenso della UE a procedere su questa strada è subordinato al ritiro dell'“internal market bill”, la legge definita vergognosa da Tony Blair, John Major e altri importanti esponenti politici, con la quale Johnson ha rimesso in discussione unilateralmente gli accordi raggiunti sull'Irlanda del Nord. E 'un passo indietro che appare inevitabile, ma che non mancherà di minare la credibilità già ampiamente compromessa del premier, rinfocolando il dibattito sulla sua successione.
 
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