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Psicodrammi europei

Risolto il problema di Bielorussia e Turchia, si risolveranno anche le resistenze sul Next Generation Ue

Riccardo Perissich 07/10/2020

Psicodrammi europei Psicodrammi europei Non ci voleva un premio Nobel per prevedere che il Consiglio Europeo avrebbe risolto lo stallo che si era creato fra i ministri degli Esteri intorno al problema della Bielorussia e delle aggressioni turche nel mediterraneo orientale. Ugualmente, non ci vuole un premio Nobel per prevedere che il prossimo Consiglio Europeo risolverà lo stallo che si è creato intorno alla questione del rispetto dello stato di diritto nell’erogazione dei fondi del New Generation EU. Questa questione è più complessa delle prime due e quindi richiede più tempo. Ciò per due ragioni. La prima è che è perfettamente legittimo che i paesi cosiddetti “frugali”, tutti democrazie di provata solidità, tengano al rispetto dello stato di diritto da parte dei paesi Visegrad, come tengono altrettanto giustamente al rispetto delle regole di buona gestione da parte dei paesi mediterranei. Tuttavia non possono spingere la loro intransigenza troppo in là, mettendo in pericolo il più importante progetto europeo dopo l’euro. Con il rischio di farsi dire che il loro amore per la democrazia è in realtà puramente strumentale e in più meritare il sempiterno odio e presumibilmente la vendetta di Angela Merkel. Lo stesso vale per i Visegrad. Dovranno fare qualche concessione ma loro come noi, anche se non lo diciamo, sappiamo che non saranno molto impegnative. Ciò non perché il problema della democrazia e dello stato di diritto non siano importanti.
 
Anzi, sono probabilmente il più grande problema esistenziale che l’UE dovrà affrontare nei prossimi anni. Proprio per questo, non si può far finta di non vedere che gli strumenti di cui l’UE dispone sono fragili perché l’Europa non è una federazione. D’altro canto, i Visegrad sono a lungo termine in posizione di debolezza. Tuttavia nulla di serio può avvenire se la nostra parte dell’Europa non risolve i propri problemi interni e trova una vera coesione sui problemi comuni; cosa che ancora non è, come è dimostrato dalla vicenda del Next Generation EU. Una regola normale dei rapporti internazionali è che non bisogna mai battersi su due fronti. Ci vorrà quindi tempo, determinazione, ma anche pazienza. La scelta fra la buona coscienza e risultati non è sempre agevole.
 
Resta una domanda. Perché questioni per cui ogni diplomatico accorto avrebbe agevolmente potuto disegnare in anticipo la soluzione, devono sistematicamente finire al Consiglio Europeo in uno psicodramma collettivo? Con ogni probabilità i ministri sanno perfettamente qual è il possibile punto d’arrivo, ma non hanno l’autorità per suonare la fine della ricreazione; ciò spetta ai massimi responsabili, ai quali tra l’altro non dispiace di vestire i panni dei demiurghi. Ogni sistema politico ha bisogno di digerire le questioni prima di decidere e l’Europa è fatta di 27 democrazie. È il problema strutturale dell’UE, che richiederebbe un’organizzazione diversa di cui però per il momento non ci sono i presupposti. Difficile da spiegare a un’opinione che vede solo lo psicodramma, ma per la quale alla fine conteranno soprattutto i risultati.
 
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