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La Ue alle prese con Turchia e Russia

Il Consiglio europeo di fronte all'espansionismo dei due ex imperi

Rocco Cangelosi 05/10/2020

La Ue alle prese con Turchia e Russia La Ue alle prese con Turchia e Russia Gran parte del Consiglio europeo di giovedì e venerdì scorso è stato dedicato alla politica estera. Al di là dei rapporti con la Cina, incentrati sul problema degli investimenti e del rispetto delle libertà fondamentali a Hong Kong, le  conclusioni raggiunte ruotano intorno ai due Paesi che al momento sembrano tenere banco sullo scenario europeo. Turchia e Russia per diversi aspetti dettano infatti i tempi dell'agenda internazionale europea. Impegnati nelle proxy wars in Siria e Libia, protagoniste del nuovo fronte aperto in Nagorno Karabakh, i due ex imperi in competizione tra loro, trovano sempre il modo di andare a braccetto e ricavare il massimo vantaggio reciproco a danno della Ue. Basta scorrere le conclusioni del Consiglio europeo per rendersi conto dei problemi attualmente  aperti con i due ingombranti vicini: Bielorussia, Mediterraneo orientale, caso Navalny.
 
L'Unione cerca di adoperarsi al meglio per trovare un modus vivendi e disinnescare le tensioni, facendo ricorso al bastone e alla carota. Cosi nei confronti della Turchia, il monito a non intraprendere azioni unilaterali nel Mediterraneo orientale, è accompagnato dall’offerta di un'agenda positiva in materia di commercio, Unione doganale, emigrazione, in cambio di un approccio dialogante con Grecia e Cipro sulla delimitazione delle  zone economiche esclusive e della piattaforma continentale. La Russia viene chiamata direttamente in causa sul caso Navalny e indirettamente sulla Bielorussia. Tuttavia le armi di cui dispone l'Unione appaiono spuntate o non sufficienti a contenere il prepotente espansionismo di Erdogan e Putin, concorrenti tra di loro, ma alleati nel condurre avanti la propria agenda politica. L'efficacia dell'azione dell'Ue dipenderà dalle modalità di messa in pratica delle decisioni raggiunte dal Consiglio europeo, da parte dei suoi Stati membri e soprattutto dal ruolo di Francia e Germania, non sempre concordi sugli obiettivi da perseguire. Nell'attuale congiuntura la Presidenza di turno tedesca può fare la differenza e la determinazione di Angela Merkel sul caso Navalny ne è una prova. Un ruolo minore spetta all'Italia, che paga la sua inerzia e la mancanza di iniziativa nel quadrante mediterraneo e deve contentarsi di una politica di allineamento alle decisioni di Parigi e Berlino.
 
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