Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

La defenestrazione di Becciu e i conflitti nella Chiesa

Scontro tra italiani e stranieri, conservatori e innovatori mentre aumentano i problemi economici del Vaticano

Iacopo Scaramuzzi 28/09/2020

La defenestrazione di Becciu e i conflitti nella Chiesa La defenestrazione di Becciu e i conflitti nella Chiesa La clamorosa defenestrazione del cardinale Giovanni Angelo Becciu, che il Papa ha giubilato da prefetto delle Cause dei Santi e privato delle prerogative del cardinalato, aprono un conflitto che può avere conseguenze profonde negli equilibri vaticani. Per quanto riguarda l’indomito porporato sardo, pur assicurando fedeltà al Santo Padre egli ha però già ingaggiato battaglia, contestando le accuse di peculato e favoreggiamento dei familiari in una conferenza stampa apparsa come una sfida allo stesso Pontefice. Si troverà ad affrontare un impianto accusatorio corposo: Bergoglio ha agito sulla base delle informazioni raccolte dalla Guardia di finanza italiana per la magistratura vaticana, ora guidata dall’ex procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. L’esito della resistenza di Becciu è incerto, il conflitto assicurato. La caduta di Becciu, ad ogni modo, ha già innescato la resa dei conti interna: il porporato sardo era in conflitto con il cardinale australiano George Pell sulla riforma delle finanze vaticane.
 
Dietro questi due “big” si intravedono mondi molto diversi e da anni l’uno contro l’altro armati: da una parte i cardinali italiani, la Curia, lo stile diplomatico e cauto dell’apparato romano; dall’altra i porporati “stranieri”, le Chiese lontane da Roma, le culture più attente all’accountability e ai mercati finanziari (Stati Uniti, Australia, Germania), desiderose di un taglio netto con il passato. Il Vaticano, diceva all’inizio del pontificato il cardinale Pell, deve diventare “modello di management finanziario anziché occasionale causa di scandali”, e se diminuiva il peso degli italiani in ruolo di vertice, pazienza: “non siamo il Vicariato di Roma, ma la Chiesa universale”. Una contrapposizione, quella tra italiani e stranieri, tra conservatori e riformisti, che caratterizza ogni Conclave e svolgerà prevedibilmente un ruolo anche nella scelta, quando sarà, del successore di Bergoglio. Il quale, intanto, è ben consapevole che ben al di là di Becciu e di questi regolamenti di conti, alla Santa Sede si pone una sfida di più lungo periodo.
 
Il Vaticano non ha entrate autonome, salvo le rendite patrimoniali, i profitti degli investimenti e gli introiti dei Musei vaticani, duramente colpiti dalla pandemia. Il bilancio dello Stato Pontificio deve molto alle donazioni di Chiese, come quella statunitense e tedesca, che tra il calo dei fedeli e lo scandalo degli abusi sessuali, sono divenute meno generose. L’unica moneta che nel lungo periodo può avere un ritorno economico è la credibilità: solo se la Sede apostolica è credibile possono aumentare offerte dei fedeli, donazioni di singoli benefattori, investimenti e partnership di chi vede nel Vaticano non solo il centro della cattolicità ma anche un luogo di inestimabile bellezza artistica e valore culturale. Una credibilità che gli scandali, i conflitti di interesse, il clientelismo fanno evaporare immantinente. Il Papa, ogni Papa, non ha altra scelta che combatterli senza tregua, anche al costo di far cadere qualche testa porporata.
 
Altre sull'argomento
Il Papa sulle unioni gay (con censura)
Il Papa sulle unioni gay (con censura)
Le dichiarazioni esplosive vengono da un'intervista di un anno fa che ...
La
La "dama del cardinale" nel caso Becciu
500 mila euro a una signora sarda di 39 anni per "difendere le nunziature"
Gli allegri investimenti del Vaticano
Gli allegri investimenti del Vaticano
Ha persino scommesso sul fallimento di Hertz, ma i nodi stanno venendo ...
Contundente
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.