Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

Le sfide della Merkel alla testa dell'Europa

I problemi che la presidenza tedesca deve affrontare

Riccardo Perissich 23/09/2020

Angela Merkel Angela Merkel Si sa che da quando il consiglio europeo ha un Presidente a tempo pieno il ruolo delle presidenze che ruotano ogni sei messi è diventato poco più che protocollare. L'eccezione è quando spetta alla Germania. Non perché ci sia a proposito un codicillo segreto nel trattato, ma perché... beh, lo sanno tutti e quindi è inutile spiegarlo. La verità è che per Angela Merkel il ruolo di dominus dell'Ue è cominciato prima del semestre di presidenza e si concluderà solo quando la Cancelliera porrà fine alla sua carriera politica. Cosa potrà fare prima di questa data, ancora indefinita? C'è una cosa urgente. Dopo aver dato vita alla grande svolta del Next Generation Eu, resta però ora il compito non semplice di renderlo operativo; questa è la priorità dei prossimi mesi e ci sono ancora alcuni ostacoli da superare, non ultimo il Parlamento Europeo. E il resto? In politica nemmeno chi ha il carisma di Merkel può decidere le priorità, che piovono sulla testa dei responsabili e sono determinate dagli avvenimenti e non dai programmi. La lista di quelle probabili è lunga.
 
Sul piano esterno, oltre alle conseguenze delle elezioni Usa, basterà citare problemi complessi come Russia, Cina,Turchia. Da un lato convergere sulle questioni internazionali è per esperienza più difficile che sulle questioni interne ed economiche. Dall'altro, la Germania è forse il paese meglio piazzato per trovare una sintesi su questioni spinose come queste. Come se non bastasse, oltre alle incognite internazionali, ci sono quelle interne. In primo luogo, il rischio che un'eventuale seconda ondata Covid ci riporti alla chiusura delle frontiere. Dall'altro, il mai risolto problema dell'immigrazione. A questo proposito, sarebbe bene che a casa nostra ci si rendesse conto che il problema grave non siamo noi, ma la Grecia; forse dovremmo anche noi prepararci ad accogliere qualcuno dei disperati di Lesbo. Infine la grana della deviazione di alcuni paesi dell'est dalle regole della democrazia: un problema straordinariamente complicato che solo la Germania può aiutarci ad affrontare.
 
Ci sono anche le questioni che, nonostante se ne parli molto, si ostinano a restare in fondo alle priorità. Innanzitutto Brexit. Forse per arroganza, forse nella vana speranza di forzarci la mano, Johnson ha deciso di passare il Rubicone della violazione delle regole che non solo aveva sottoscritto, ma presentato come un grande successo. Nessuno può sapere cosa abbia in testa, ma si può essere certi di una cosa: le probabilità che il suo gesto raccolga simpatie a Berlino o addirittura possa contribuire a rompere l'unità dei 27 sono pari a zero. Che dire poi della famosa "Conferenza sul futuro dell’Europa"? Allo stato, nulla. L'auspicabile riforma dell'Ue, se ci sarà, scaturirà dal solito processo graduale di soluzione dei problemi concreti come quelli accennati più sopra. L'idea che una conferenza priva di un'ipotesi di lavoro condivisa possa produrre risultati tangibili è una tipica "cattiva buona idea" di cui sono pieni i cimiteri politici europei.
TAG: uemerkel
Altre sull'argomento
Agenda della settimana
Agenda della settimana
Venerdý il verdetto sul Pil del terzo trimestre
Altro parere
Altro parere
La paura e la voglia di vivere
Un modello gestionale per i fondi europei
Un modello gestionale per i fondi europei
... per evitare il rischio di fallimento
Brexit: il gioco del cerino?
Brexit: il gioco del cerino?
Johnson preferirebbe il "no deal" che sarebbe catastrofico per la Gran ...
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.