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Abramo e lo scontro tra sunniti e sciiti

Gli accordi tra Israele ed Emirati rischiano di radicalizzare l'Islam

Rocco Cangelosi 22/09/2020

Abramo e lo scontro tra sunniti e sciiti Abramo e lo scontro tra sunniti e sciiti La normalizzazione dei rapporti diplomatici tra Israele con gli Emirati arabi Uniti e Bahrein è stata accolta con soddisfazione da gran parte del mondo occidentale e dei Paesi arabi moderati. Tuttavia, nonostante tutti gli aspetti positivi ampiamente sottolineati da molti commentatori, c'è da chiedersi se gli accordi di Abramo costituiscano effettivamente la tanto auspicata svolta storica che porterà la pace in Medio Oriente. Indubbiamente la normalizzazione dei rapporti tra Emirati e Israele apre grosse opportunità di collaborazione e porta alla luce del sole rapporti sotterranei e non ufficiali che intercorrono tra i Paesi del Golfo e Tel Aviv da molti anni, dai quali entrambi ricavano reciproci vantaggi economici, finanziari e militari (in buona sostanza tecnologia e know-how israeliani in cambio di ingenti investimenti finanziari arabi). Le intese raggiunte, suscettibili di estendersi anche ad altri Paesi arabi tra i quali l'Arabia Saudita, ancora esitante, sembrano tuttavia determinate non solo da interessi economici ma e soprattutto dalla convergente preoccupazione di arginare l'Iran sciita e creare intorno al governo di Teheran un cordone sanitario sunnita, con la benedizione dell'Amministrazione americana.
 
Un'alleanza tra i Paesi sunniti con Israele in funzione anti iraniana assume la valenza di una guerra di religione suscettibile di fare esplodere in Paesi come l'Arabia Saudita le forti contraddizioni esistenti tra le varie correnti religiose. E siccome gli sciiti non sono solo in Iran, ma sono maggioritari in Iraq, fortemente presenti in Yemen e  contano numerose  minoranze agguerrite in tutto il mondo arabo, un regolamento dei conti affidato alla supremazia militare e tecnologica israeliana sarebbe contro natura e non mancherebbe di suscitare reazioni indignate nei settori più radicalizzati dell'Islam che hanno fatto da sempre della lotta contro il "sionismo" e la religione ebraica il principale e irrinunciabile segno distintivo. Forti dubbi sussistono circa la disponibilità delle correnti salafite e wahabite o la stessa Fratellanza Musulmana ad accettare un cambio di paradigma che privilegia i rapporti con Israele e dimentica completamente la causa palestinese. Gli accordi di Abramo, se non saranno accompagnati da adeguati correttivi sul versante del processo di pace, rischiano di aumentare la tensione nella regione e rafforzare in Iran le posizioni dell'ala più radicale, risoluta a ricorrere ad ogni possibile azione pur di rompere l'accerchiamento, che si sta stringendo intorno al Paese e alle comunità sciite della regione mediorientale.
 
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