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Un business chiamato pace

Il trattato firmato a Washington tra Israele, Emirati e Bahrein

Maria Grazia Enardu 16/09/2020

Un business chiamato pace Un business chiamato pace Non è una pace, non c'è mai stata guerra tra Israele ed Emirati e Bahrein. Forse qualche parola in sede di Lega Araba etc., ma mai confine conteso. Quindi è "solo" un accordo, con riconoscimento, turismo, pellegrinaggi, armi e grossi affari tra un paese high-tech e i ricconi del Golfo. Con la benedizione saudita. I palestinesi, da Abu Mazen ad Hamas, avranno una fettina di torta, piccola, corrosiva, divisiva insomma. Bella l'idea della Dichiarazione Abramitica. A Teheran saranno neri, ma pace, appunto. Una cosa va chiarita: pace e palestinesi sono variabili indipendenti. Al di là della retorica, gli Stati arabi (confinanti, salvo comparsate) hanno combattuto Israele per vantaggi propri e sospetti reciproci, mai per i palestinesi. Che infatti dal 1964 cercarono di mettersi in proprio (Fatah, Olp, terrorismo) ma sempre risucchiati nei vortici dei paesi "amici".  Ci sarà pace quando ci sarà Stato (difficile: non lo vuole Israele, troppe rivalità tra Autorità palestinese e Hamas) o ci saranno diritti per i palestinesi (in uno stato binazionale? Oggi fantapolitica ma mai dire mai).
 
Apriranno in Israele le ambasciate del Golfo: a Gerusalemme? A Tel Aviv, con ufficetto a Gerusalemme, anzi Al Quds? E gli ambasciatori ci staranno o terranno al massimo un chargé d'affaires? come fanno gli egiziani, maestri di pace fredda. Alla Casa Bianca, c'erano banda e bandiere, per la firma tra una democrazia sotto stress e due ricche tirannie, una festa pre-elettorale per Donald. Una "pace" di testo (cioè perenne bozza) ignoto anche al governo di Israele e alla Knesset: era riservata personale, di Bibi. Quella con l'Egitto del 1979 e con la Giordania del 1994, oltre gli accordi con l'Olp del 1993, erano paci, salvo noiose intifade. Però tutte queste paci, vere o di lustrini, non cambiano i diritti ignorati dei palestinesi e l'occupazione di Israele, semmai la rendono de luxe. Discorsi, applausi, baci e virus, e si torna a casa, alla cupa realtà.
 
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