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Donald e il virus

La versione di Trump a Woodward (giornalista del Watergate)

Maria Grazia Enardu 11/09/2020

Donald e il virus Donald e il virus Bob Woodward, grande giornalista dal Watergate in poi, ha pubblicato nel 2018 un bestseller, “Fear: Trump in the White House”. Basato su interviste, fece infuriare Trump perché nessuno lo aveva avvisato. Se avesse parlato lui con Woodward, disse, il risultato sarebbe stato diverso. Due anni dopo esce “Rage” (e basta). Stavolta Woodward ha intervistato Trump (18 volte, 9 ore), e le anticipazioni più strillate riguardano il virus. Trump ha sempre sminuito la pandemia: gli Usa l'avrebbero affrontata senza problemi, magari con la candeggina. Ma nelle interviste a Woodward, Trump afferma che il virus è mortale, molto trasmissibile, peggiore della spagnola. Appare lucido e competente, una novità. Però è il contrario di quel che sosteneva in pubblico, quando bloccava o ridicolizzava i medici che cercavano di parlare chiaro. Quel che lascia senza parole, sono le date delle interviste rilevanti: 7 febbraio e 19 marzo. A febbraio sapevamo tutti quasi nulla e lui invece, di norma bugiardo, raccontava la verità a un giornalista che registrava. Peggio di Nixon. E perché una cosa così stupida?
 
L'unica spiegazione è che un narcisista si pavoneggia con chi ha davanti e poi dimentica. Trump voleva stupire Woodward, dimostrare che solo lui rendeva il libro importante e così ha parlato. Oggi, ricondotto alla ragione da famiglia e collaboratori, sminuisce, cosa che gli riesce sempre male. Non voleva seminare il panico, ripete. Proprio lui che campa sulla paura e vuole essere rieletto per riportare legge e ordine nella supposta anarchia (nera, terrorista, socialista, democratica etc.) del paese. Woodward è però accusato da molti di aver taciuto fino all'uscita del libro, suo vecchio vizio. Doveva parlare prima ed evitare 6 mesi di inganni. Ma servivano riscontri e il libro era comunque previsto in tempo per le elezioni, ribatte Woodward. Intanto, ci sono stati 190mila morti, molti forse evitabili, e non è finita. Rage è l'umore di tutti.
 
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