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Brexit, pesca e Nord Irlanda ultime spine

Entro il 15 ottobre si dovrebbe trovare l'accordo per scongiurare il "no deal"

Stefano Micossi 10/09/2020

Brexit, pesca e Nord Irlanda ultime spine Brexit, pesca e Nord Irlanda ultime spine Mentre si avvicina la scadenza del 15 ottobre, considerata la data ultima per un accordo commerciale su Brexit tra Regno Unito e Ue (per la necessità di lasciare il tempo per le ratifiche parlamentari entro fine anno), cresce il rumore delle spade battute sugli scudi da parte dei due contendenti, che per ottenere di più devono ciascuno convincere l'altro che non sono disposti a cedere. La mia scommessa è che un accordo alla fine si troverà, naturalmente in extremis, sennò ogni concessione verrà denunciata davanti alle opinioni pubbliche nazionali come un cedimento vigliacco.
 
In realtà, sul tavolo restano solo due questioni irrisolte. La prima è quella dei diritti di pesca. Il Regno Unito punta a un forte aumento dei diritti per i suoi pescatori e la Ue resiste, ma è difficile credere che un accordo non sia possibile. Sul piano economico si tratta di noccioline, anche se sono noccioline politicamene costose. La seconda questione è quella del cd. "level playing field", il terreno di gioco livellato rispetto agli aiuti di stato. La questione calda non è tanto quella di una maggiore flessibilità del regime di aiuti di stato, che entrambi i contendenti stanno già di fatto applicando entro il quadro giuridico europeo, ma piuttosto la pretesa dell'Ue di continuare a verificare l'applicazione delle regole nel Regno Unito con i suoi standard anche dopo l'uscita.
 
La Commissione europea finora è stata molto rigida su questo. Un accordo richiede un po' di immaginazione, ad esempio con qualche meccanismo di verifica attraverso una commissione congiunta, ma non pare impossibile. E poi c'è la questione esplosiva di un possibile intervento legislativo del Regno Unito teso a modificare il cd. Protocollo irlandese negli accordi su Brexit già raggiunti l'anno scorso. Il problema qui è che Johnson aveva di fatto abbandonato l'Irlanda del Nord lasciandola dentro il mercato unico europeo, ora ci vorrebbe ripensare. Questo proprio non si può fare, significherebbe la rottura del tavolo.
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