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Si gioca a Ischia

...L'ultima scommessa di Angela

Francesco Grillo 07/08/2020

Si gioca a Ischia Si gioca a Ischia È dal 2015 che Angela Merkel non riesce a trovare il tempo per passare qualche giorno nella sua isola preferita. Ma quest’anno sembra intenzionata a farci una capatina. Nonostante l’impegno della Presidenza dell’Ue, a cui si aggiunge quello di Cancelliere che dopo aver governato il proprio Paese per 15 anni (e aver vinto 4 elezioni) è alle prese con una recessione imponente. Eppure Angela proprio quest’anno torna a Ischia e deve esserci qualche remoto collegamento tra questo affetto dell’ultima sopravvissuta di una generazione di leader e la scelta di giocarsi – proprio nel sud d’Italia buona parte della scommessa di Next Generation Eu: una scommessa per entrare nella storia. In realtà che ci sia una scelta di puntare al sud dell’Europa è chiaro leggendo le conclusioni (pagina 22) del Consiglio europeo: dei finanziamenti comuni destinati a ristabilire “coesione” (e che costituiscono il capitolo maggiore del bilancio rafforzato), 202 miliardi (in netta crescita rispetto al periodo 2014 – 2020) vanno alle Regioni meno sviluppate e solo 27 (in forte diminuzione rispetto al passato) a quelle che lo sono già.
 
La scommessa ha una sua logica. In Regioni come Sicilia, Calabria, Campania, Puglia lavorano così pochi giovani (molti meno che in Grecia o in Bulgaria) che basterebbe far sì che i trentenni di Palermo avessero opportunità simili ai propri coetanei del sud della Spagna (che solo 10 anni fa era dietro il nostro sud) per aggiungere un punto all’anno alla nostra crescita. Il problema però è che questa vicenda si giocherà più nei territori abituati a perdere treni per poi chiedere perdono, che nelle lande disciplinate all’etica luterana. Come certificano i dati del sito della stessa Commissione, che ci ricordano impietosamente che solo la Croazia fa peggio dell’Italia per capacità di spesa dei fondi strutturali. Eppure i tedeschi ci sono riusciti: in soli vent’anni hanno ricucito lo strappo che la Guerra aveva aperto nel cuore del proprio Paese, come sa la Cancelliera che ha forgiato il suo sogno europeo crescendo nella parte “sbagliata” della Germania. Ci sono riusciti Portoghesi e Andalusi che non hanno tradizioni luterane. Ci potremmo dunque riuscire anche noi, a patto di cancellare - almeno per chi gestisce risorse pubbliche - la categoria del perdono e dell’inamovibilità per chi fallisce. Avremo bisogno di una nuova classe dirigente. Non di task force di manager che donano pezzetti del proprio tempo, come facessero beneficenza. E neppure di amministrazioni abituate a galleggiare. Non ce lo possiamo più permettere. Questo è il tempo di chi è disposto a legare l’intera propria carriera ai destini del Paese. Come ha fatto, per tutta la vita, quella ragazza di Berlino Est innamorata di Ischia.
 
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