Versione stampabile Riduci dimensione testo Aumenta dimensione testo

InstabilitÓ tunisina e incubi italiani

Ma il pugno di ferro proposto da Di Maio non Ŕ una soluzione, occorre un'iniziativa europea

Rocco Cangelosi 03/08/2020

InstabilitÓ tunisina e incubi italiani  InstabilitÓ tunisina e incubi italiani Il Governo Conte sembra essersi improvvisamente svegliato di fronte alla gravità della situazione tunisina e del potenziale politico esplosivo che essa comporta per la maggioranza. Di fronte agli sbarchi continui che mettono in ginocchio i centri di accoglienza di Lampedusa e Pozzallo, l'esecutivo corre ai ripari preparando una missione congiunta di Di Maio e Lamorgese unitamente all'Alto rappresentante Ue Joseph Borrel e il commissario per l'emigrazione Johansson.
 
L'iniziativa rischia tuttavia di cadere nel vuoto poiché le illustri personalità troveranno il governo tunisino dimissionario per un conflitto di interessi in materia di appalti che coinvolge direttamente il premier Fahkfahk. Il presidente della Repubblica Saied, un costituzionalista di provata fede islamica, è alle prese da sei mesi con una crisi politica alla quale le recenti elezioni non hanno dato risposta. Al contrario, il Parlamento che ne è emerso è frammentato in numerosi partiti nessuno dei quali riesce ad assicurarsi una maggioranza stabile. Il nuovo presidente del Consiglio incaricato Mechichi, finora ministro degli interni del governo dimissionario, rischia di fare la fine del suo predecessore, poiché dal difficile negoziato può emergere solo una maggioranza raccogliticcia e disomogenea. Ne consegue che il Presidente della Repubblica Saied rimane l'unico punto di riferimento e la possibilità di dare vita a un governo presidenziale, finora respinta, diviene un'opzione sempre più concreta.
 
Una deriva presidenzialista ed autoritaria in Tunisia rappresenterebbe la definitiva sconfitta della primavera araba e delle istanze di sviluppo democratico che l’avevano accompagnata. La situazione economica aggravata dalla pandemia è fuori controllo. Migliaia di disoccupati affidano le loro sorti agli scafisti e ai gestori di piccole imbarcazioni che da giorni fanno la spola tra le coste tunisine di Sfax, Kelibia e altri porti prospicienti Lampedusa e Pantelleria, trasportando famiglie intere verso il nostro Paese. Una situazione drammatica alla quale voler fare fronte con il pugno di ferro come propone Di Maio è non solo inutile ma controproducente. La Tunisia è un paese chiave nel Mediterraneo, un raro esempio di democrazia nella regione. L'Europa non può permettersi di abbandonare a sé stesso il piccolo paese africano. Ne va della sua sicurezza e della stabilità della frontiera mediterranea. E per l'Italia si prospettano scenari da incubo che ricordano lo sbarco dell'agosto 1991 di circa ventimila albanesi giunti con la nave Vlora nel porto di Bari.
Altre sull'argomento
Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore
Rafforzare l'Italia nelle catene europee del valore
A questo dovrebbero essere destinati fondi del Next Generation Ue
Altro parere
Altro parere
Cosý l'Italia paga il conto del Recovery fund
Le sfide della Merkel alla testa dell'Europa
Le sfide della Merkel alla testa dell'Europa
I problemi che la presidenza tedesca deve affrontare
Di Maio, il proporzionale e la governabilita'
Di Maio, il proporzionale e la governabilita'
Il ministro grillino confonde rappresentativitÓ e capacitÓ di governo
Pubblica un commento
Per inserire un nuovo commento: Scrivi il commento e premi sul pulsante "INVIA".
Dopo l'approvazione, il messaggio sarà reso visibile all'interno del sito.