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La Tunisia tra crisi migratoria e crisi economica

Molti giovani tunisini disoccupati partono verso l'Italia

Rocco Cangelosi 30/07/2020

 La Tunisia tra crisi migratoria e crisi economica La Tunisia tra crisi migratoria e crisi economica Ha ragione Zingaretti ad essere preoccupato per la latitanza del governo di fronte agli sbarchi crescenti in provenienza dalla Tunisia. Se non si trova il modo di arrestare il flusso, le forze di maggioranza nel prossimo mese di settembre si troveranno ad affrontare il tema della disoccupazione unitamente alla questione migranti, una miscela di per sé esplosiva che in vista delle elezioni regionali, rischia di mettere le ali a Salvini e compagni. Manca una politica migratoria, denuncia Zingaretti. Il Governo Conte scopre solo in questi giorni che il problema maggiore è diventata la Tunisia, finora considerata un'oasi di stabilità nelle acque agitate del Mediterraneo. Già, ma a chi spetta intervenire. Di Maio dice che è compito della Presidenza del Consiglio far sentire la propria voce con le autorità tunisine. La ministra Lamorgese il cui maggior successo sembra essere l'accordo che dà praticamente ai libici la licenza di sparare sui migranti, è silente.
 
Il governo tunisino entrato in carica solo qualche mese fa dopo un lungo negoziato tra le forze politiche, è guidato dal 47nne Fakhfak , che si appoggia su una precaria coalizione che mette insieme laici e islamisti, liberali e nazionalisti. Il suo primo compito è negoziare un robusto intervento del FMI per superare una crisi economica endemica aggravata dalla pandemia, con un tasso di disoccupazione in vertiginosa ascesa che spinge soprattutto le fasce giovanili a tentare l'esodo verso la vicina Italia. È vero che con la Tunisia esiste un accordo di riammissione firmato dall'allora ministro degli interni Napolitano unitamente a un protocollo di cooperazione per combattere l'immigrazione clandestina. Ma tutto questo non basta più. Occorre un intervento massiccio per sostenere l'economia di questo piccolo Paese, che riveste una posizione chiave per la stabilità mediterranea. Non va dimenticato infatti che la maggior parte dei foreign fighters arruolati nell'esercito dell'ISIS era di origine tunisina e molti di loro costituiscono lo zoccolo duro del terrorismo di ritorno. Non si tratta di un compito che spetta solo all'Italia. La crisi provocata dalla pandemia non deve fare dimenticare all'Europa che la sua stabilità e il recupero del proprio benessere passa anche attraverso un'adeguata politica migratoria mediterranea.
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