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La mossa sbagliata del Sultano

La decisione di far tornare Haja Sophia moschea provoca reazioni in Russia, Grecia e anche in Paesi arabi come l'Egitto

Rocco Cangelosi 27/07/2020

La mossa sbagliata del Sultano La mossa sbagliata del Sultano Toccare i simboli è sempre pericoloso soprattutto quando si tratta di religione. Le immagini proiettate in tutto il mondo di Erdogan che si reca a pregare nel museo della Basilica di Haja Sophia tornata ad essere Moschea, ha suscitato forti emozioni e risentimenti in tutta la comunità cristiana ma soprattutto tra i fedeli di religione ortodossa, chiamando in causa il ruolo di Vladimir Putin che si dichiara protettore di quella Chiesa e custode delle sue tradizioni. Si apre così una delicata partita tra due autocrati che hanno entrambi necessità di consolidare il consenso in patria e che non esitano a utilizzare i simboli religiosi per conseguirlo. Con questa mossa, Erdogan si arroga in qualche modo il ruolo di Califfo difensore dell'Islam riproponendo la contrapposizione tra mondo cristiano e mondo musulmano. Un salto indietro nella storia che ci riporta alle tradizionali rivalità tra il Sultano e lo Zar di tutte le Russie, protettore della cristianità, in un contesto geopolitico, quello attuale del Mediterraneo, carico di tensioni pronte ad esplodere.
 
La decisione di Erdogan rimette in discussione lo scacchiere delle alleanze e degli equilibri che si erano delineati nella Regione a partire dalle intese russo-turche sullo scenario siriano, suscettibili di essere riproposte su quello libico con una possibile ripartizione delle zone di influenza tra i due ex imperi. Proprio in ossequio alla logica del potere e della Realpolitik, era sembrato in un primo momento che Putin potesse accontentarsi delle assicurazioni fornite da Erdogan di mantenere nella neo Moschea i simboli cristiani limitandosi a coprirli durante le ore di preghiera. Tuttavia, le dure reazioni e la protesta delle varie comunità ortodosse in Europa e nel mondo hanno spinto Putin a ricercare una sponda nella Grecia di Mitsotakis. Al termine di un cordiale colloquio telefonico i due leader hanno sottolineato l'eccezionale significato culturale, storico e spirituale di Haja Sophia sito unico del patrimonio mondiale, manifestando seria preoccupazione per la decisione del governo turco. La mossa di Erdogan spinge la Turchia verso l'isolamento.
 
Anche molti Paesi musulmani vedono di malocchio la pretesa di Erdogan di atteggiarsi a protettore dell'Islam, a partire dall'Egitto, che proprio con il sostegno della Russia si contrappone fortemente alla Turchia nel conflitto libico. A ciò si aggiunga l'annoso confronto greco-turco per la questione cipriota, rinfocolato dalle tensioni provocate dalle perforazioni petrolifere che la Turchia intende effettuare in acque considerate zona economica esclusiva greca, impedendo ai ciprioti di fare altrettanto nelle proprie acque. Non solo, ma il memorandum di intesa siglato da Erdogan con il governo libico di Al Serraj, ha aperto un serio contenzioso sulla delimitazione delle zone economiche esclusive tra i Paesi rivieraschi del Mediterraneo orientale, che coinvolge precipuamente gli interessi di Grecia, Cipro ed Egitto e indirettamente quelli di Paesi europei come Italia e Francia interessati allo sfruttamento dei ricchi giacimenti di gas off-shore nella regione.
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