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La forza della presidenza tedesca e l'inconsistenza dell'Italia

Le prioritÓ pragmatiche della Merkel e un Conte sopra le righe

Rocco Cangelosi 09/07/2020

La forza della presidenza tedesca e l'inconsistenza dell'Italia La forza della presidenza tedesca e l'inconsistenza dell'Italia Mentre Conte, in giro per l'Europa per rinsaldare le alleanze mediterranee e smussare gli angoli con i Paesi cosiddetti frugali, ripete ad nauseam che non accetterà soluzioni al ribasso, Angela Merkel presenta al Parlamento europeo il programma della Presidenza tedesca, fissando i paletti  del "Next generation fund". La Cancelliera, con un discorso di ampio respiro ribadisce il suo fermo intento di rilanciare l'Unione europea sia sul piano economico e finanziario che su quello dei valori, affermando senza mezzi termini l'impegno e la determinazione della Germania ad assumersi quella leadership verso la quale finora era apparsa riluttante. Cinque sono le priorità della Presidenza tedesca: difesa dei diritti fondamentali, coesione, sostenibilità ambientale, digitale, capacità di agire autonomamente sullo scacchiere internazionale. Le linee guida della Presidenza sono chiare, essenziali, concrete, ma in primis occorre assicurare il rilancio e la ripresa, chiudere il negoziato sul bilancio comunitario, trovare un accordo con la Gran Bretagna post Brexit.
 
La Cancelleria rimane ferma ai 500miliardi inizialmente proposti nel vertice franco-tedesco, con la speranza che si possa raggiungere un accordo entro l'estate. Merkel è consapevole delle difficoltà che il negoziato comporta e avverte che dei compromessi al ribasso saranno necessari se si vuole chiudere il cerchio. Di fronte al realismo pragmatico della Cancelliera ispirato a sentimenti autenticamente europeisti solennemente riaffermati di fronte al Parlamento di Strasburgo, la posizione italiana appare sopra le righe. La ricerca di maggiori flussi finanziari senza adeguate controassicurazioni sul loro impiego può apparire sfrontata. Il rifiuto di utilizzare il Mes, come la vaghezza del piano di riforme, indebolisce la posizione negoziale dell'Italia che si presenta a Bruxelles solo come demandeur, oggetto e non soggetto in un negoziato destinato a segnare i nuovi equilibri di forza all'interno dell'Unione.
 
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