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Brexit, la parola fine è ancora lontana

Johnson tira dritto ed esclude proroghe al negoziato con la Ue

Rocco Cangelosi 25/06/2020

Brexit, la parola fine è ancora lontana Brexit, la parola fine è ancora lontana Incurante dei danni provocati dalla pandemia e delle conseguenze economiche che potrebbe comportare una hard Brexit, Boris Johnson tira dritto ed esclude ogni possibilità di estendere entro il 30 giugno i tempi negoziali per un accordo. Difficile tuttavia ipotizzare allo stato attuale la possibilità di raggiungere un accordo entro il 31 dicembre di quest'anno. I progressi negoziali fin qui compiuti sono deludenti. Rimangono sul tappeto quattro grosse questioni sulle quali le posizioni tra Ue e Regno Unito appaiono molto distanti.1. La struttura e la governance dell'Accordo, per il quale l'Ue vorrebbe un’unica intesa complessiva, mentre il Regno Unito vorrebbe negoziare un accordo di libero scambio e una serie di accordi settoriali distinti. 2. L’intenzione di Londra a non dar seguito agli impegni presi in materia di level playing field (parità di condizioni per evitare concorrenza sleale).  3. La pretesa del Regno Unito di non essere vincolato dalla Convenzione europea sui diritti dell'Uomo e dalla giurisprudenza della Corte di giustizia Ue in materia di cooperazione nel settore giustizia e affari interni. 4. La disciplina dei diritti di pesca, che per l'Ue deve rientrare nell'accordo complessivo con il Regno unito, mentre quest'ultimo ritiene che debba essere regolata sulla base di un rinnovo annuale dell'accesso reciproco alle acque di pesca.
 
Se i negoziatori Barnier e Frost non riusciranno a sciogliere questi nodi nel poco tempo a disposizione, diventa sempre più concreta la prospettiva di una hard Brexit. Un'eventualità che spaventa la City e che preoccupa una fetta sempre più ampia dei cittadini britannici, alle prese con le conseguenze economiche della pandemia, che potrebbero essere aggravate dal mancato accordo con la Ue. Johnson, vistosamente debilitato nel fisico a seguito del coronavirus, indebolito politicamente dal caso Cunning e dalla gaffe sui bambini poveri, alle prese anche con gli attacchi terroristi, cerca di rassicurare l'opinione pubblica, ostentando sicurezza sull'esito dei negoziati, in quanto a suo avviso un loro fallimento andrebbe tutto a danno della Ue. Ma le cose non stanno così e Keith Stramer segretario dei laburisti in forte crescita nei sondaggi, non perde occasione per ammonire il Governo sui danni che provocherebbe all'economia britannica una hard Brexit, senza contare i contraccolpi politici e le spinte separatiste, mai sopite, che potrebbero arrivare dall'Irlanda del nord, dalla Scozia e dal Galles. Intanto cresce anche la fronda nel partito del premier e già in casa Tory si parla di un possibile successore nella persona dell'ambizioso cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak. Mettere la parola fine alla Brexit in queste circostanze appare sempre più prematuro.
 
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