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Il caso Regeni tra etica e Real Politik

La vendita delle due navi militari all'Egitto

Rocco Cangelosi 15/06/2020

Una fiaccolata in ricordo di Giulio Regeni Una fiaccolata in ricordo di Giulio Regeni Il caso Regeni è destinato dalla natura delle cose a non avere una soluzione. Lo sappiamo benissimo, come sappiamo che le responsabilità risalgono ai massimi livelli del regime egiziano. Dunque continuare la pantomima di richiesta di accesso agli atti, di collaborazione con le autorità egiziane è un esercizio meramente di facciata, poiché  il regime non ci potrà mai consegnare i veri responsabili di questo atroce delitto, ma al massimo solo delle controfigure sacrificali. Sappiamo anche che l'incarico di ricerca commissionato dall'Università di Cambridge al nostro giovane connazionale era carico di ambiguità e che il ruolo svolto dalla responsabile, di origine egiziana, del Center of development studies Maha Mahfouz Abdel Rahman, tutor di Regeni, presenta tuttora dei lati oscuri. Se prendessimo pubblicamente consapevolezza di questa ineludibile realtà, forse finiremmo di prenderci in giro e di prendere in giro i genitori di Giulio, dilaniati dal dolore e tormentati dai dubbi.
 
In una situazione del genere l'imperativo etico kantiano imporrebbe quanto meno di raffreddare le nostre relazioni con l'Egitto e isolare un regime che soffoca i diritti umani e ogni accenno di dissenso. Non bisogna infatti dimenticare che oltre al caso Regeni c'è anche il caso Zaki, che indirettamente ci coinvolge, e migliaia di casi simili che non conosciamo. Ma la nostra azione diplomatica e di governo è condizionata dalla Real Politik. Numerosi rappresentanti della maggioranza e dell'opposizione sostengono che l'Egitto è un bastione contro il terrorismo e quindi è per noi prioritario salvaguardare le buone relazioni. L'Eni ha ottenuto lo sfruttamento di Zohr, il più vasto giacimento di gas del Mediterraneo, la vendita delle fregate non è solo un affare economico per Fincantieri, ma assume una valenza strategica per l'Italia, i rapporti commerciali sono floridi e intensi. E' vero che Al Sissi sostiene Haftar in netta contrapposizione al Gna guidato da Al Serraj presso il quale è accreditato il nostro Ambasciatore.
 
Ma anche in questo caso c'è una nostra convenienza in quanto l'Egitto contesta gli accordi raggiunti con il governo libico dalla Turchia per lo sfruttamento del Mediterraneo orientale, dove sono presenti forti interessi economici dell'Eni e strategici di due Stati dell'Ue. Quindi tutto dovrebbe condurci a concludere che ci conviene lasciare le cose come stanno. D'altra parte Angela Merkel non si è turata il naso e ha stretto un patto di ferro con Erdogan per frenare il flusso dei rifugiati siriani? Ma proprio qui sta il limite della Real Politik di fronte agli imperativi etici. Mettersi nelle mani dei dittatori per mera convenienza comporta altissimi prezzi in termini di diritti fondamentali e rispetto delle libertà fondamentali, che prima o poi saremo chiamati a pagare. Se ci pensiamo bene infatti il controllo dei flussi migratori e delle risorse energetiche nel Mediterraneo sono nelle mani di Erdogan, Al Sissi e Putin. Non dovrebbe solo questo bastare a indurre l'Unione europea a ripensare la sua politica mediterranea introducendo un po' di etica nelle relazioni internazionali?
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