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La rabbia sociale in Usa spaventa l'Europa

Accelerare le misure economiche per arginare il disagio delle categorie

Rocco Cangelosi 01/06/2020

Le proteste dopo l'uccisione di George Floyd Le proteste dopo l'uccisione di George Floyd La barbara uccisione di George Floyd, arrestato per lo spaccio di una banconota falsa da 20 dollari, ha attizzato il fuoco che covava da tempo in un'America impaurita e disorientata, che sta attraversando uno dei momenti più tragici e oscuri della sua storia. E' l'America che ha voluto Trump, che l'ha plasmata con il suo linguaggio violento, con le sue teorie primatiste, con il pensiero corto dei suoi twitter. La politica egoistica dell'"America First" ne ha fatto un Paese non più rispettato, ma solo temuto per le stravaganti e imprevedibili decisioni che può assumere il suo presidente. La gestione irresponsabile dell'epidemia da coronavirus che ha provocato oltre 100 mila morti e 40 milioni di disoccupati, viene distorta e strumentalizzata da Trump in una campagna elettorale a tutto campo, condotta senza esclusione di colpi e senza scrupoli per rovesciare il trend dei sondaggi che lo vede al momento perdente di fronte allo "sleepy Joe". Trump ne addossa la colpa alla Cina, alla debolezza dei governatori democratici, agli scienziati accusati di sabotaggio economico. Intanto però l'incendio che divampa, alimentato dall'odio razziale e da una crisi economica senza precedenti, crea forti preoccupazioni anche tra gli alleati di oltreoceano, chiamati anch'essi a fronteggiare la rabbia che sta montando mano a mano che si fanno più evidenti le lacerazioni inferte dalla pandemia al tessuto economico e sociale dei vari Paesi.
 
Angela Merkel è la prima a prendere le distanze dall'America di Trump, declinando l'invito a partecipare al G7 straordinario, convocato per fine giugno a Washington e poi rinviato a settembre su richiesta della Cancelliera. Una iniziativa che nell'ottica di Trump avrebbe dovuto certificare il ritorno alla normalità, ma allo stesso tempo coprire gli insuccessi internazionali di un'America sempre più isolata e impotente di fronte a una Cina spavalda pronta a sfidare l'Occidente imponendo le sue leggi autoritarie a Hong Kong, in flagrante violazione degli accordi internazionali. Ma il forte segnale che la Merkel ha voluto dare per stigmatizzare la spericolata gestione politica di "the Donald" non basterà per impedire che il contagio della violenza si estenda all'Europa. Bisogna fare presto. Colpevoli ritardi nel rilancio dell'economia a partire dal varo del Recovery Fund a causa di atteggiamenti miopi ed egoistici di alcuni Paesi potrebbero essere fatali per il mantenimento di una pace sociale sempre più a rischio, innescando nei gruppi più estremi pericolosi fenomeni di emulazione dei comportamenti americani.
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