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La stretta su Hong Kong e il sogno della grande Cina

Xi Jinping punta alla sicurezza dello Stato e sfida Trump

Rocco Cangelosi 25/05/2020

 La stretta su Hong Kong e il sogno della grande Cina La stretta su Hong Kong e il sogno della grande Cina  
Il 23 ottobre dello scorso anno il governo di Hong Kong aveva formalmente ritirato la legge sull’estradizione che aveva scatenato le proteste alcuni mesi prima. Se il provvedimento fosse stato approvato, le persone residenti nell’ex colonia britannica e sospettate di reati gravi avrebbero rischiato di essere perseguite penalmente in Cina – e di essere condannate a pene molto più gravi. La legge mirava soprattutto a mettere a tacere i dissidenti politici e aumentare l'influenza di Pechino nel governo locale. Con la legge sulla sicurezza, in procinto di essere approvata dal Congresso nazionale del Popolo cinese, senza passare attraverso il Parlamento di Hong Kong, Pechino si appresta a dare un colpo probabilmente irreversibile al principio "un Paese due sistemi", alla base degli accordi negoziati con la Gran Bretagna nel 1997. La nuova legge sanzionerà tentativi di secessione, eversione contro lo Stato, terrorismo e interferenze straniere, diventando operativa con la sua aggiunta all'Allegato 3 della Basic Law, la mini Costituzione locale.
 
Fino ad ora le autorità cinesi avevano usato prudenza e circospezione per evitare che i consistenti investimenti finanziari che affluiscono nelle banche dell'ex colonia britannica subissero un serio rallentamento. L'orientamento sembra tuttavia destinato a cambiare su impulso dello stesso Presidente Xi Jinping, che antepone la sicurezza dello Stato a ogni considerazione economica. L’accelerazione del processo di cinesizzazione di Hong Kong sembra sia stata determinata dalla preoccupazione che le latenti proteste nella popolazione cinese per la gestione tardiva dell'epidemia da Coronavirus possa riaccendere i focolai di dissenso e alimentare le spinte autonomiste delle minoranze come quella degli Uighuri che Pechino non intende riconoscere come etnia. Ma l'obbiettivo principale è estendere la nuova legislazione ai cinesi di Taiwan, considerata una spina nel fianco e un pericolo per la sicurezza del Paese, suscettibile di destabilizzare lo stesso sistema di potere interno del Partito popolare cinese. In altri termini, Xi Jinping non rinuncia al sogno della grande Cina riunificata e spinge l'acceleratore proprio nel momento in cui le tensioni con gli Stati Uniti sono al livello più alto degli ultimi anni, nel presupposto che la reazione di Trump alle prese con una campagna elettorale contrassegnata dai problemi interni determinati dal contagio e dal lockdown, non andrà oltre le consuete "vibranti" proteste verbali. Intanto però i disordini a Hong Kong e la forte contestazione della Governatrice Lam lasciano presagire un nuovo lungo braccio di ferro, che potrebbe questa volta concludersi con una repressione nel sangue.
 
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