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Fake news e real jobs

Il caso di Stephane Bourgoin, falso criminologo smascherato in Francia dopo 30 anni di carriera e talk show

Riccardo Perissich 22/05/2020

 Fake news e real jobs Fake news e real jobs Stéphane Bourgoin è un francese di belle speranze, nato nel 1953, che va giovanissimo negli Usa a cercare fortuna. Torna dopo alcuni anni e spiega di esser diventato uno specialista di serial killers. Dice che lo ha motivato il feroce assassinio a Los Angeles della sua compagna. Dice anche che ha collaborato con l’Fbi e intervistato numerosi criminali, alcuni in attesa di essere giustiziati, compreso l’assassino della sua compagna e il celebre Charles Manson. Su queste basi, in Francia diventa il massimo esperto della materia. Nel 1993 lo lancia un libro clamoroso in parte costruito su ciò che racconta delle sue esperienze personali: Enquète sur les tueurs en série, tradotto in 6 lingue, in Italia pubblicato dal Club Degli Editori con il titolo “La follia dei mostri”. Pubblica poi una quarantina di libri, insegna alla scuola superiore della gendarmeria e della polizia penitenziaria. È soprattutto ospite fisso di tutte le trasmissioni televisive non appena ci sia un crimine efferato di cui parlare, cioè spesso. Tutto bene? Non proprio. Dopo 30 anni di incontestata notorietà qualcuno si prende la briga di verificare. La povera compagna di Stéphane non è mai stata assassinata, lui non ha mai collaborato con l’Fbi e non ha mai intervistato famosi criminali. Tutto inventato, ispirato dalla lettura dei giornali e dallo studio di altri casi celebri. Stéphane confessa subito: è tutto vero, cioè tutto falso.
 
Cosa ci può ispirare una storia di tre decenni di notorietà costruita sulla frode? Il primo doveroso pensiero va alle autorità pubbliche, tra l’altro di polizia (!) che hanno preso sul serio senza nessuna verifica un millantatore; era così difficile fare un colpo di telefono all'Fbi? Ma cosa dire dei media, la cui ragione sociale dovrebbe essere di verificare le notizie prima di darle? La storia di Boirgoin non sarebbe mai esistita se i media non l’avesse preso sul serio a partire dal suo primo libro. Si sa: il giornalismo investigativo costa molto caro; quindi ormai ne sopravvivono soli alcuni residui conservati come i Panda in alcuni media, scritti o audiovisivi, che se lo possono permettere. Per il resto, è più conveniente risparmiare sui giornalisti e intervistare o invitare in studio direttamente “l’esperto”; figura ormai mitica delle nostre serate, dei nostri sogni e dei nostri incubi. Ricordiamocene stasera, prima di assistere alla quotidiana esibizione dei nostri virologi preferiti nel talk show di nostra scelta. 
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