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Londra tra lockdown e Brexit "no deal"

Non procedono le trattative per l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue e Starmer attacca Boris

Rocco Cangelosi 20/05/2020

Boris Johnson Boris Johnson Se lo dice anche il "Torygraph" ovvero il Daily Telegraph, così chiamato per la sua vicinanza al partito di Boris Johnson, l'arrivo sulla scena politica del nuovo leader laburista Keith Starmer è destinata ad imprimere una nuova dinamica al dibattito politico in Gran Bretagna. Lo si è visto nel primo confronto sul coronavirus alla Camera dei Comuni, dove Starmer ha letteralmente infilzato con le sue critiche il premier Johnson, costretto a farfugliare scuse e ammissioni di responsabilità nella gestione dell'epidemia. Una nuova offensiva si delinea adesso all'orizzonte sul delicato fronte della Brexit, dove i due negoziatori Michel Barnier e David Frost esprimono serie preoccupazioni sull'andamento dei negoziati, già di per sé complicati e ulteriormente rallentati dall'emergenza virus.
 
Se non interverrà una decisa accelerazione appare sempre più probabile che non si riesca a trovare un accordo e che si arrivi, alla fine del 2020, a una Brexit col famoso "no deal". Entro fine di giugno, Londra ha teoricamente tempo per chiedere un'ulteriore proroga al periodo di transizione, che dovrebbe concludersi a fine anno. Ma Johnson continua a dire di non volerla chiedere, sia perché ha promesso di portare a termine la Brexit nei tempi previsti, sia per non complicarsi ulteriormente la vita all'interno del suo partito. Tuttavia con il "no deal" la Gran Bretagna verrebbe a trovarsi nella condizione di Paese terzo nei confronti della Ue e per il momento senza alcuna credibile alternativa dato che un possibile accordo commerciale con gli Usa appare lontano e meno che mai con la Cina.
 
Si prospettano pertanto per il Governo di Londra difficoltà di vario genere, dalle code di Tir alle frontiere di Dover e Calais, ai problemi non risolti dell'Irlanda del Nord, per la quale verrebbe meno il difficile compromesso raggiunto per evitare il ripristino delle frontiere fisiche tra le due Irlande. Le conseguenze politiche ed economiche di un "no deal" verrebbero pertanto a sommarsi drammaticamente ai gravi danni provocati dal "lockdown" in un contesto epidemiologico non ancora risolto. Una prateria per le truppe laburiste pronte a portare il loro attacco al Governo, che alla luce delle criticità emergenti potrebbe essere indotto a rivedere in extremis i termini del suo ultimatum alla Ue.
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