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Le truppe d'assalto della ciberguerra

Le accuse della Merkel e di Stoltenberg a Russia e Cina (anche sulla pandemia)

Rocco Cangelosi 15/05/2020

Jens Stoltenberg Jens Stoltenberg Che gli hacker siano destinati a divenire le truppe d'assalto nella guerra cibernetica ormai combattuta sul web senza esclusione di colpi dalle grandi potenze è ormai un dato di fatto. Lo confermano le dure dichiarazioni di Angela Merkel di fronte al Bundestag che denuncia di aver subito un hackeraggio da parte russa nel 2015 o le accuse rivolte dagli Stati Uniti alla Cina, che cercherebbe di impossessarsi dei dati dei laboratori americani relativi alla ricerca del vaccino contro il Covid-19. Anche Israele denuncia i gravi disagi nella distribuzione dell'acqua determinati da interventi di hacker iraniani sul sistema informatico della rete idrica nazionale e minaccia ritorsioni dello stesso tipo. In questo contesto cadono pesantemente le parole del Segretario della Nato Stoltenberg che lancia un vibrante avvertimento contro le azioni condotte da Russia e Cina attraverso la diffusione di fake news sul Covid al fine di destabilizzare le democrazie occidentali.
 
Stoltenberg non entra nei dettagli, ma lascia capire che un'offensiva mediatica di grandi proporzioni sarebbe in corso e mette in guardia contro gli investimenti cinesi nel settore delle telecomunicazioni, ovvero il 5G. Parla anche della possibilità di una seconda ondata del virus sulla quale Cina e Russia starebbero speculando per trarne vantaggi politici ed economici. E non basta, Stoltenberg chiede chiarezza anche da parte della Nato sullo scoppio della pandemia, lasciando intendere gravi responsabilità di Pechino nella diffusione del virus. Poiché si tratta delle parole del Segretario della Nato incaricato di vegliare sulla sicurezza dei Paesi membri, sarebbe forse opportuno chiedere nelle sedi appropriate qualche chiarimento, in modo da comprendere come e con quali mezzi i governi cinese e russo vorrebbero trarre vantaggio dalla pandemia.
 
Che cosa si può immaginare? Raggiungere per primi la produzione del vaccino che darebbe sicuri vantaggi in termini di prestigio politico ai regimi dei due Paesi e di guadagno economico per le rispettive industrie farmaceutiche? Oppure seminare paura ed incertezza per indebolire i governi occidentali e migliorare la propria immagine nello scenario internazionale? Oppure ancora, ma questo sarebbe un casus belli, favorire la ripresa del contagio attraverso azioni mirate? Fatto sta che l'allarme lanciato da Stoltenberg esige risposte precise e circonstaziate e condivise con i cittadini. Non si può infatti lasciar fluttuare nel vago delle dichiarazioni stampa e affidare solo alla cura delle segrete stanze denunce di gravi pericoli che incombono sulla sicurezza e la salute di tutti noi, senza che un dibattito pubblico venga condotto nelle sedi istituzionali competenti.
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