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La liberazione di Silvia tra libertÓ personale e ragion di Stato

La conversione all'Islam, la questione del riscatto, l'alleanza con la Turchia

Rocco Cangelosi 11/05/2020

La liberazione di Silvia tra libertÓ personale e ragion di Stato La liberazione di Silvia tra libertÓ personale e ragion di Stato La gioia per il ritorno in Italia di Silvia  Romano, la cooperante rimasta ostaggio di Al Shabab per 18 mesi, è stata turbata da polemiche, accuse e insinuazioni in merito alle modalità della liberazione , all'eventuale riscatto pagato e alla sua dichiarata conversione all'Islam. Su questo ultimo aspetto occorre subito sgombrare il campo da ogni sospetto. Come e perché Silvia sia giunta a questa scelta è una questione strettamente personale, né possono essere messe in dubbio le sue parole circa una decisione presa in piena libertà di coscienza.
 
Bisogna invece cercare di comprendere le circostanze in cui versava l'interessata, la disperazione e la paura che possono averla indotta ad aggrapparsi ad una fede che in quei lunghi giorni di sofferenza e disorientamento ha per lei rappresentato motivo di conforto e speranza. Una situazione che ci ricorda le parole di Aldo Moro che in una delle sue lettere indirizzate a Cossiga sottolineava di trovarsi "sotto un dominio pieno e incontrollato". Se dunque tale scelta non ha alcun motivo di essere messa in discussione perché appartiene alla sfera strettamente intima e della libertà personale, ci sono alcuni aspetti della vicenda che hanno un innegabile rilievo pubblico e sui quali conviene soffermarsi.
 
Innanzitutto il pagamento del riscatto, che probabilmente ha avuto luogo, non deve fare gridare allo scandalo. Rientra nell'ordine delle cose: anche i paesi più intransigenti come Stati Uniti e Gran Bretagna vi hanno fatto ricorso pur non ammettendolo mai esplicitamente. Allo stesso tempo, però, sembra fuori luogo che ogni volta che viene liberato un ostaggio Presidente del Consiglio, Ministro degli esteri e autorità varie si precipitino in aeroporto per la rituale foto opportunity. In questo caso poi non dovevano sfuggire al nostro Governo le inevitabili strumentalizzazioni politiche da parte delle organizzazioni terroriste che il clamore mediatico della conversione di Silvia Romano avrebbe provocato sulla scena internazionale. Lo stretto rapporto di collaborazione tra Aise e servizi segreti turchi che ha permesso il successo dell'operazione, ci riporta poi inevitabilmente allo scenario libico dove si vanno delineando forti convergenze tra Italia e Turchia in difesa del Governo di Al Serraj, suscettibili di prefigurare intese più avanzate. In tal caso però sarà bene che il nostro Governo precisi la sua posizione in merito a vari aspetti, a partire degli accordi sulla zona di sfruttamento esclusiva del mar Mediterraneo raggiunti tra Al Serraj e Erdogan, che sono in piena rotta di collisione con Grecia e Cipro e quindi con l'Unione europea.
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