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Il fascino discreto del modello cinese

Pechino e Mosca offrono la propria collaborazione per affrontare l'emergenza. E per il dopo

Rocco Cangelosi 24/03/2020

Il fascino discreto del modello cinese Il fascino discreto del modello cinese Mentre la pandemia continua a imperversare e si allarga soprattutto in Europa e in America, cominciano a emergere confuse riflessioni sulla società, la politica, l'economia del dopo virus. Molte affermazioni di principio e di buona volontà provengono da esponenti della società civile, pensatori, politologi, scrittori, giornalisti. Molto indietro rimane la politica, preoccupata più dai problemi dell'oggi e incatenata a formule del passato che non consentono di esprimere una visione d' insieme che sarebbe assolutamente necessaria in questi momenti. L'Unione europea sta faticosamente cercando di uscire dalla camicia di forza in cui la tengono prigioniera le regole che si è data e gli egoismi dei singoli Paesi membri. Siamo all'inizio di una discussione impervia, dagli esiti incerti, dalla quale dipenderà la sua capacità di mantenere gli acquis principali ottenuti attraverso un lungo e difficile cammino e dare impulso ulteriore all'integrazione. Gli Usa, a loro volta, si sono scoperti impreparati ad affrontare la crisi, in coincidenza per di più con una campagna elettorale dagli esiti non più scontati che li mette nella condizione di non essere in grado di guardare oltre il proprio ombelico.
 
In questo contesto Russia e Cina si preparano al "dopo" riempendo i vuoti lasciati aperti da un Occidente spaventato e timoroso. Putin continua a perseguire la sua politica di potenza in Medio Oriente e nel Mediterraneo, ponendosi ormai come punto di riferimento per tutti i Paesi dell'area e ineludibile interlocutore dell'Europa nel controllo dei flussi migratori che minacciano sempre di più i Paesi dell'Ue. Al contempo non lesina gesti di generosità inviando medici e materiale sanitario in Italia. La Cina, da parte sua, dopo aver superato la fase più critica del contagio, ha rimesso in moto la sua potente macchina economica. I suoi obbiettivi sono ben chiari: estendere la sua influenza, approfittando delle inevitabili difficoltà degli altri Paesi per rilanciare la sua economia. La pandemia è stata circoscritta e pare superata grazie a una reazione collettiva che attraverso l'uso di tecnologie avanzate ha consentito di arginare il virus mediante il controllo capillare della popolazione senza curarsi delle libertà personali.
 
La Cina ha così potuto ripartire all'offensiva e lo fa pacificamente offrendo agli altri la sua cooperazione in materia sanitaria e il know how acquisito nel combattere la pandemia. Il modello cinese, guardato con crescente ammirazione e rispetto dall'opinione pubblica, suscita pericolose velleità di emulazione di fronte al disorientamento di molti Governi a causa delle profonde lacerazioni del tessuto sociale determinate dal contagio. I dirigenti cinesi sono consapevoli più di ogni altro delle ricadute geopolitiche di questo flagello, i cui effetti possono essere tranquillamente equiparati a quelli di una guerra. Quando tutto sarà finito bisognerà ricostruire. La Cina, per mantenere il flusso delle sue esportazioni, è pronta a offrire un suo piano Marshall in cambio di acquisizione di fette di mercato, di imprese, di centri d' influenza, del riconoscimento della sua leadership. Mai come ora la "One belt, one road" (la nuova Via della seta) potrà  dispiegare pienamente le sue potenzialità. Una mutazione epocale che dovrebbe allertare Europa e Stati Uniti e spingerli a ricreare i pilastri del ponte della solidarietà transatlantica che ha consentito decenni di pace e prosperità a tutti i suoi membri.
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