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L'idea di una societÓ inglese diversa...

...Attraverso le regole sull'immigrazione "a punti" post Brexit

Francesco Grillo 26/02/2020

L'idea di una societÓ inglese diversa... L'idea di una societÓ inglese diversa... “Dopo i fulmini viene la pioggia” dice un proverbio inglese. Ma, forse, in questo caso è più adatto il nostro “Tanto tuonò che piovve”. Per tre anni e mezzo, sia a Londra che nelle capitali europee, tra convegni organizzati da università e think tank che ci capivano sempre di meno, ci siamo illusi che, prima o poi, ci saremmo risvegliati dall’incubo. Che la Brexit non ci sarebbe stata. E, invece, Boris Johnson, il più sottovalutato e sorprendente politico di questo scorcio di ventunesimo secolo (insieme a Donald Trump) non solo è riuscito ad arrivare in fondo spiazzando tutti i suoi più sofisticati avversari (oggi nuovamente circola la storiella che Bo Jo non riesce a leggere documenti più lunghi di due pagine): dimostra che la Brexit la vuole fare senza sconti e in tempi rapidi. Questo è quello che dicono, in maniera finalmente chiara, le regole che l’Home Office (Ministero degli Interni) ha pubblicato il 19 febbraio scorso, come proposta da approvare e rendere operativa dal gennaio 2021 (al termine del periodo di transizione).
 
Il sistema che si sta disegnando è a punti e s'ispira a quello australiano: in pratica si richiede di raggiungere come minimo 70 punti all’interno di una griglia che però ritiene indispensabile la presenza di un’offerta di lavoro, la conoscenza dell’inglese, laddove si conferisce un bonus a chi possiede un PhD (dottorato) e a chi guadagna più di 25 mila sterline (circa 30 mila euro).
 
Da questo sistema emerge non solo un’idea di immigrazione ma di una società diversa. Non più aperta a tanti ragazzi che a Londra si spostavano proprio per imparare l’inglese; e neppure a chi arrivava in Inghilterra per organizzare una propria impresa autonoma o accontentarsi di un salario basso (fuori Londra perché con 25 mila sterline nella capitale non paghi neppure la retta della scuola per un figlio). Una scelta chiara, insomma, perché sembra che Bo Jo abbia in mente un Paese che si riempia di persone che rafforzino la leadership delle università inglesi (e che sanno leggere discorsi lunghi) e si svuoti di idraulici, camerieri al nero ed infermiere a basso salario. Il problema è, però, che quando si parla di immigrazione, l’opinione pubblica, in qualsiasi Paese, dall’Italia al Regno Unito, sbanda tra contraddizioni impressionanti. I cittadini britannici che, pure, in generale sono preoccupati dall’essere troppo aperti, riconoscono (nei sondaggi di Natcen Social Research, l’agenzia che, da anni, segue l’evoluzione dell’opinione pubblica) a larghissima maggioranza (80 contro 18% per le infermiere; 49 contro 31% per gli idraulici) che il proprio Paese ha bisogno anche di queste figure per funzionare. È un’idea forte e discutibile quella che Boris ha del proprio Paese nel ventunesimo secolo. Qualcosa mi dice che, pragmaticamente, l’adatterà, nel tempo, alla reazione di una società che sta, progressivamente, cambiando la propria natura.
 
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