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Tre strade per l'Europa

Per non restare marginalizzata tra i Grandi Paesi

Riccardo Illy 12/02/2020

Tre strade per l'Europa Tre strade per l'Europa Diversi fatti dirompenti dovrebbero indurre i paesi Ue a meditare sul futuro dell’Unione e a prendere decisioni coraggiose. Da pochi giorni la Gran Bretagna è formalmente fuori dalla Ue, anche se l’efficacia dell’uscita si manifesterà solo all’inizio dell’anno prossimo, incrinandone la compattezza; la “pace doganale” fra Usa e Cina è stata siglata solo poche settimane fa e, superati gli allarmi provocati dall’epidemia di coronavirus, marginalizzerà l’Europa; la posizione di Trump sulla Nato, il suo disinteresse all’instabilità nel Medio Oriente e il generale approccio anti multilateralismo lasciano l’Europa orfana del partner che l’ha protetta fin dalla fine della seconda guerra mondiale; le pesanti interferenze di Russia e Turchia nella guerra in Libia esaltano l’inerzia della Ue.
 
Di fronte a queste minacce multiple sono possibili tre reazioni dei paesi membri: la prima è l’iniziativa individuale degli Stati più forti, soprattutto economicamente e militarmente, volta a sopperire all’inerzia dell’Unione. La seconda è la decisione collegiale di “tornare indietro”, nel senso di restituire agli Stati membri alcuni poteri oggi in capo all’Unione, lasciando a ciascuno libertà di iniziativa; sarebbe l’inizio della fine. La terza è la collegiale decisione di “andare avanti” riprendendo il percorso, abbandonato da tempo, dell'integrazione. Concordando nuovi poteri da conferire verso l’alto come la politica estera e la difesa (due facce della stessa medaglia) sì da rendere il Patto Atlantico una rete di sicurezza da invocare solo nel caso di conflitti gravissimi; un rafforzamento delle regole del mercato unico che consentano una crescita economica più bilanciata fra consumi interni ed export; una razionalizzazione della governance della Ue con redistribuzione dei poteri fra Parlamento, Consiglio e Commissione all’interno della quale dovrebbe essere previsto il ruolo di un vero e proprio ministro degli Esteri.
 
Solo andando avanti l’Europa potrebbe assumere un’autonomia e un’autorevolezza tali da consentirle di gestire i problemi di politica estera nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. E di sedere al tavolo con Usa e Cina come un pari e non un subordinato come avviene oggi. Potrebbe inoltre favorire grazie all’integrazione la crescita del Pil guidata dai consumi interni, svincolandosi in parte dalla dipendenza dall’export. Ciò che la renderebbe più libera nei negoziati con gli altri “grandi”. Le prime due reazioni ci riporterebbero indietro di decenni evidenziando l'irrilevanza dei singoli Stati al cospetto delle grandi economie mondiali. La terza è senz'altro la più difficile da realizzare, ma è l'unica che consenta di valorizzare le potenzialità dell'Europa superando i limiti dei paesi che la compongono. Cercasi leader disperatamente per guidare questa riscossa dell’Unione.  
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