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Libia, Europa e Italia sempre pi¨ marginali

Non giova l'equidistanza ambigua tra Serraj e Haftar

Rocco Cangelosi 05/02/2020

Libia, Europa e Italia sempre pi¨ marginali Libia, Europa e Italia sempre pi¨ marginali La situazione in Libia sta marcendo. Nonostante la notizia della tregua permanente concordata a Ginevra, l'embargo delle armi viene infranto quotidianamente. Lo denuncia l'inviato speciale dell'Onu Salamé con un appello disperato al Consiglio di Sicurezza affinché intervenga rapidamente per porre fine a un conflitto che rischia di estendersi in tutta la regione mediterranea. La Conferenza di Berlino è il pallido ricordo di uno dei tanti tentativi di mettere ordine con le buone parole, mentre sul terreno tuona il cannone. La Turchia ormai imperversa con le sue navi nel Mediterraneo sostituendosi alla guardia costiera libica nel controllo dei flussi di migranti. Allo stesso tempo i mercenari russi della divisione Wagner sembrano essere scomparsi nel nulla, mentre l'avanzata di Haftar rallenta. Segno evidente di un accordo che va delineandosi con sempre maggior chiarezza tra gli eredi dei due imperi che per secoli hanno agognato l'accesso e la supremazia nel Mediterraneo, grazie anche alla ormai comprovata latitanza americana nella regione. In questo contesto gli altri attori entrano in dissolvenza: Egitto, Emirati, Qatar sono figure di secondo piano sulla scena.
 
Ma il ruolo di comparsa sembra spettare all'Europa, che non riesce a esprimere una linea operativa convincente. Il paese destinato a subire i maggiori danni da questa situazione è indubbiamente l'Italia sempre più marginale nello scenario libico, con una posizione ambigua tra Al Serraj e Haftar, combattuta per il  rinnovo dell'accordo immigrazione tra rispetto dei diritti fondamentali e preoccupazioni di politica interna, con la posizione dell'Eni messa a rischio dal blocco dei pozzi in Cirenaica e dalla concorrenza francese.
 
Proprio in questa ambiguità sta la debolezza della posizione italiana e dell'Europa. Ragioni di Realpolitik hanno indotto la nostra diplomazia come anche quelle europee a posizioni più o meno equidistanti con i due contendenti. E' mancato il coraggio politico di prendere una posizione forte basata sul rispetto dei principi fondamentali del diritto e della convivenza civile abdicando al ruolo che più si addice alla Ue. A veder bene, la situazione attuale in Libia appare ormai senza uscita per Europa e Italia. L'ultima carta da giocare sarebbe quella della condanna dell'aggressore e delle interferenze interne, cercando di facilitare un consenso internazionale per imporre la pace. Un cammino difficile da percorrere, ma l'unico che potrebbe consentire all'Europa di profilarsi nello scenario mediterraneo come il baluardo della difesa dei diritti dei popoli e della normativa internazionale.
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