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A Berlino un accordo troppo fragile

La situazione in Libia non cambia e gli spazi per la Ue (e per l'Italia) restano stretti

Rocco Cangelosi 20/01/2020

Un momento della Conferenza di Berlino Un momento della Conferenza di Berlino Una tregua fragile conseguita grazie all'impegno e al prestigio di Angela Merkel, ma che lascia aperti molti interrogativi sui futuri sviluppi. Basti menzionare il commento del ministro degli Esteri russo Lavrov alla fine della Conferenza, secondo il quale non vi sono le condizioni per mettere d'accordo le parti in causa. Il documento in 55 punti approvato dai 15 partecipanti alla Conferenza ma non sottoscritto né da Al Serraj, né da Haftar prevede - tra l'altro - il cessate il fuoco permanente, un embargo sulle armi e un processo politico per arrivare a un governo unico. I partecipanti alla Conferenza di Berlino si impegnano nella dichiarazione finale del vertice "a non interferire nel conflitto armato o negli affari interni della Libia" e chiedono "a tutti gli attori internazionali di fare lo stesso". Tuttavia sul terreno le cose non cambiano. Il Comitato militare misto destinato a monitorare la tregua, celebrato come uno dei punti più rilevanti delle intese raggiunte, non potrà fare altro che cristallizzare la situazione sul campo, sempre che non intervengano fatti nuovi.
 
Restano i mercenari russi e le truppe turche a sostegno dei due contendenti. Difficile immaginare che i due Paesi rinuncino a cuor leggero alle posizioni guadagnate grazie al dispiegamento di uomini e mezzi. Difficile ipotizzare un passo indietro di Al Serraj per consentire la formazione di un governo di unità nazionale inclusivo di tutte le fazioni, dopo il patto di ferro stretto con la Turchia per la ripartizione della zona economica esclusiva del Mediterraneo. Difficile ipotizzare una decisione del Consiglio di sicurezza in favore della creazione di una forza di interposizione. D'altra parte, di più non si poteva fare. L'Europa si è mossa troppo tardi, ha riguadagnato un po' di spazio di manovra grazie alla leadership della Cancelliera tedesca, ma non poteva andare oltre. Per riconquistare le posizioni perdute, l'Ue dovrà operare con unità d'intenti nei campi che le sono più congeniali, ovvero la ricostruzione e un programma credibile di institution building.
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