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Il sentiero stretto della Conferenza di Berlino

Il rischio dell'Italia Ŕ di ritrovarsi alla fine a mani vuote (come nel 1878)

Rocco Cangelosi 17/01/2020

Angela Merkel e Vladimir Putin Angela Merkel e Vladimir Putin Si vanno delineando i contorni della Conferenza di Berlino. La diplomazia tedesca, dopo essersi assicurata la partecipazione di Haftar e di Al Serraj, è al lavoro per completare il quadro. Angela Merkel non vuole farsi scappare la ghiotta occasione di un successo, che sancirebbe la pax tedesca in Libia rispetto alla pax russa, che Putin aveva accarezzato e si era visto sfuggire all'ultimo momento. Sarebbe anche una dimostrazione che la Ue può contare quando agisce unitariamente. Il parterre dei partecipanti va completandosi in queste ultime ore ed è di grande livello. Saranno presenti tra gli altri Putin, Erdogan e Mike Pompeo. Le premesse per una conclusione positiva ci sono tutte sulla carta, ma in realtà le insidie sono molte. Innanzitutto è difficile pensare che Russia e Turchia, che hanno impiegato in Libia uomini e mezzi, rinuncino alla loro influenza egemonica nel Paese, lasciando campo libero all'Ue. In secondo luogo, la messa a punto di una forza di interposizione presuppone una linea di confine e il riconoscimento di una situazione di fatto che è venuta a crearsi sul terreno a seguito del conflitto militare.
 
Una situazione che potrebbe convenire ad Haftar, ma non ad Al Serraj, a meno che non sia accompagnata dall'impegno al ritiro delle truppe straniere, eventualità che sia Erdogan che Putin tendono a escludere. Il sentiero è molto stretto e non c'è da farsi eccessive illusioni che una sola Conferenza possa risolvere i numerosi problemi che dilaniano il Paese. Forse si potrà ottenere un impegno ad una tregua permanente. Ma chi la garantirà non è dato sapere. Comunque i passi successivi portano inevitabilmente a una partizione della Libia, in una sorta di simulacro di Confederazione che le diplomazie potrebbero immaginare. In questo contesto, la diplomazia italiana dovrà avere la lungimiranza di capire dove stanno i suoi interessi e abbandonare sterili posizioni di equidistanza. Alla conferenza di Berlino del 1878, che sancì la partizione di gran parte dell'Impero ottomano, il ministro degli esteri italiano Luigi Corti si vantò di essere uscito con le "mani nette", ma, tornato in Italia, dovette dimettersi perché quelle mani erano in realtà soltanto vuote.
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