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Il disgelo sciita in Iran e Iraq

Tra proteste, rotture e anatemi

Maria Grazia Enardu 17/01/2020

I funerali di Soleimani I funerali di Soleimani Prima della vicenda Soleimani, si sapeva di dimostrazioni e incidenti in Iran, centinaia di arresti e morti. Le sanzioni mordono, ma morde anche l'energia dei giovani,  spesso istruiti e compressi da tutto. Proteste che vanno avanti da anni e che dopo l'abbattimento dell'aereo ucraino arrivano all'incredibile "morte a Khamenei". Ayatollah e conservatori tengono duro, le Guardie Rivoluzionarie orfane di Soleimani puntellano. Ma la protesta più irriducibile l'hanno in casa: figli e soprattutto figlie, costumi rigidi che si allentano, social media ingovernabili. La demografia del paese va per la sua strada ed è possibile che tra Trump e il giovane Iran si instauri una sinergia anomala e di incerto percorso. Con segnali forti. In una università di Teheran, la dimostrazione organizzata dal governo contro Usa e Israele è andata storta, gli studenti non hanno voluto calpestare le bandiere "nemiche" sulla strada. Poi, una foto mostra una madre di famiglia furiosa, con velo regolare e dito puntato contro un poliziotto ben armato e costernato. Non può nemmeno arrestarla, può essere sua zia.
 
Anche l'Iraq, a maggioranza sciita, esplode di rabbia, con dimostrazioni che chiedono un paese senza distinzioni settarie e senza pesanti amici iraniani. Il Gran ayatollah al Sistani, di Najaf, è considerato il più importante ayatollah vivente: è un marja, "fonte", e più autorevole di Khamenei. Un suo sermone ha chiesto un Iraq per gli iracheni e ha condannato le interferenze di forze estranee, plurale: ha messo Iran e Usa sullo stesso piano. Saranno pure tutti sciiti (e non pochi sono laici) ma sono culture ben diverse, arabi e iraniani, da oltre un millennio in contrasto, e gli iraniani si sentono pure superiori. Il sogno di Teheran di diventare potenza regionale, fino al Libano, si inceppa tra gli alleati più che per i nemici. E anche la definizione di nemico vacilla, nell'esasperazione dei giovani e non solo. Khamenei, per la prima volta in 8 anni, ha parlato in pubblico oggi, invocando unità contro i soliti nemici. Tappa come può.
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