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Libia, le parole non bastano pi¨

Occorrerebbe promuovere una forza d'interposizione tra i contendenti

Rocco Cangelosi 08/01/2020

Libia, le parole non bastano pi¨ Libia, le parole non bastano pi¨ Mentre la situazione in Libia sta precipitando verso scenari di guerra permanente resi ancor più verosimili dall'arrivo di truppe a guida turca in contrapposizione ai mercenari russi, il ruolo italiano si dissolve in vuote parole e dichiarazioni di intenzioni. Le valutazioni dei mesi scorsi basate sull'assunto di portare i due contendenti a un tavolo negoziale si sono dimostrate profondamente errate. Non solo, ma aver messo sullo stesso piano Haftar e Serraj ha fatto perdere credibilità alla nostra azione in Libia. In effetti, avendo scelto di sostenere il GNA, il governo legittimo nato per volontà delle fazioni libiche  con il riconoscimento dell'Onu e di molti  paesi della Comunità  internazionale, avremmo dovuto per coerenza andare fino in fondo e condannare Haftar come aggressore, invece di cercare di barcamenarsi goffamente tra le due parti in guerra. Questo avrebbe dato alla nostra azione limpidezza e chiarezza di intenti.
 
Adesso, di fronte all'evidente partizione di influenza tra Russia e Turchia cerchiamo di saltare sul carro di uno dei due vincitori nella speranza di non venire esclusi. L'ultima missione di Di Maio in Libia è stato un fallimento diplomatico, in quanto partiva con l'obbiettivo di condurre alla riconciliazione le due parti in causa, senza avere in tasca nessun elemento concreto di convincimento. Di fronte alle richieste di aiuto concreto da parte del governo Serraj per arrestare l'avanzata di Haftar, l'unica risposta che è stato capace di dare  di Maio è stata quella di proporre la figura di un super Commissario, sminuendo così di fatto il ruolo svolto del nostro Ambasciatore Buccino unico rappresentante diplomatico occidentale a Tripoli, unanimemente apprezzato per impegno, spirito di sacrificio, equilibrio e visione politica. Di fronte ai più recenti eventi, la diplomazia italiana si muove a tentoni, aggrappandosi all' Ue, rivolgendosi ad Ankara, facendo appello a Putin. Il tutto solo a parole senza un gesto concreto che dimostri la nostra ferma volontà di incidere su quanto sta avvenendo in Libia. L’Italia dovrebbe assumere una posizione di ferma condanna delle azioni militari e operare per una forza d'interposizione internazionale che oltre ad alcuni paesi europei dovrebbe comprendere anche la Turchia, ormai sul campo. Solo cosi si darebbe un segnale credibile all'uomo forte di Bengasi e ai suoi sostenitori per poter intraprendere su nuovi basi un reale processo di pace. Ma questo comporterebbe l'impegno a mettere in campo un consistente contingente militare "boots on the ground". Siamo pronti a farlo?
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