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Brexit, tutto come previsto ...

...sta vincendo Boris e perdendo Davos

Francesco Grillo 28/11/2019

Brexit, tutto come previsto ... Brexit, tutto come previsto ... Mi sembrò persino facile prevedere – proprio su InPiù un mese fa - che, alla fine, avrebbe vinto Boris Johnson. Oggi a meno di tre settimane dal voto che segna la fine di una saga durata tre anni, le previsioni dicono che i conservatori sono al 44% che è poco più di quello che ottennero nelle elezioni del 2017; ma anche che i Laburisti sono staccati di 12 punti. Con questi distacchi, in un sistema come quello inglese, Boris supererebbe la maggioranza assoluta a Westminster di circa un centinaio di seggi e potrebbe contare su una rappresentanza parlamentare più disciplinata di quella che gli ha fatto perdere tutte le votazioni in Parlamento da quando è diventato Primo Ministro. 
 
Tre i fattori che stanno decidendo le elezioni più importanti della storia recente del Regno. La decisione di Farage di rinunciare  a correre nei collegi nei quali aveva già vinto un conservatore: suggellando il ritorno definitivo ai Tories di una fetta consistente dell’elettorato (il 20%) che aveva preferito ai tatticismi della May l’uscita senza condizioni del Brexit Party. Dall’altra, l’incapacità dell’opposizione di raggiungere un accordo simile: tutti i voti che i Liberali o i Verdi conquisteranno saranno strappati ai laburisti e porteranno ulteriori seggi ai conservatori. Infine, il fenomeno a cui ha dato nome la città di Workington nel Nord Ovest: dopo cent’anni di dominio dei laburisti, la crisi dell’industria locale e la percezione che quella crisi venga da oscuri fenomeni globali, sta convincendo la classe operaia ad abbandonare Corbyn e ad abbracciare Johnson, che ha studiato a Eton ma che, proprio come Trump, sta costruendo il proprio successo promettendo protezione a chi non si sente più rappresentato.
 
Sta vincendo Johnson che con Trump (e magari, tra qualche tempo, anche con Salvini) potrebbe dare sostanza ad un progetto che è fatto di poche idee ma chiare. Ed è incredibile che a questo processo storico riusciamo a contrapporre solo una stupita indignazione. Sta perdendo, di nuovo, come ammetteva l’Economist la settimana scorsa, il partito di Davos, dove si tiene la conferenza annuale delle classi dirigenti globali, che non ha neppure la forza di accorgersi che sta uscendo dalla storia.
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