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Conferenza sul futuro dell'Ue: una cattiva buona idea?

Ci sono i problemi, ci sono le proposte ma manca la leadership

Riccardo Perissich 28/11/2019

Conferenza sul futuro dell'Ue: una cattiva buona idea? Conferenza sul futuro dell'Ue: una cattiva buona idea? Secondo la proposta franco-tedesca, dovrebbe cominciare a gennaio 2020 e concludersi nel 2022 coinvolgendo le tre istituzioni, nonché esperti e l’immancabile “società civile”. È difficile dire che l’Ue non abbia bisogno di un reset soprattutto dopo Brexit ormai imminente. La fiducia reciproca fra i paesi non è mai stata così bassa. Il Parlamento  europeo che sembrava essere uscito dalle elezioni con la sconfitta dei sovranisti, non ha una maggioranza chiara e ha votato la fiducia a Von der Leyen, ma lo ha fatto con motivazioni in parte contraddittorie. Cresce l’incomunicabilità fra l’attivismo un po’ frenetico di Macron e l’immobilismo di Merkel dovuto alla lunga transizione tedesca. Poi ci sono l’Olanda e i suoi alleati anseatici, la non risolta precarietà italiana e infine Visegrad. Siamo mal equipaggiati per affrontare una possibile prossima recessione e l’unione bancaria è ferma. Non siamo d’accordo sull’allargamento ai Balcani e su che fare con la Cina, a cominciare dalla grana del 5G. Non c’è consenso sull’immigrazione. Sulla Russia il consenso c’è, ma a condizione di restare immobili. Francia e Italia non riescono a proporre una politica comune verso la Libia dove aumenta l’influenza russa. La Francia è lasciata sola a fronteggiare la crescita di Isis nel Sahel. Siamo paralizzati dal terremoto nei rapporti transatlantici ed esitiamo a decidere se il problema è strutturale o congiunturale (Trump). Siamo lontani da un accordo sul Mff, il futuro del bilancio dell’Unione. Senza parlare di come dar seguito all’impegno di combattere il riscaldamento climatico e non perdere il treno della rivoluzione digitale.
 
Resta però da capire se una Conferenza sia la risposta giusta. Spesso si inventano procedure quando non si sa come affrontare e risolvere i problemi. L’Ue non ha bisogno di idee, ce ne sono anche troppe in giro, ma di leadership capace di indicare la strada, creare consenso e ristabilire la fiducia. In queste condizioni, una conferenza lanciata senza una leadership chiara rischia di approfondire e non diminuire le divergenze. Chi può credere che i problemi che ho sommariamente elencato possano aspettare due anni? Non sarebbe meglio se i due governi più importanti dell’Ue assumessero le loro responsabilità e componessero le evidenti divergenze? Potrebbero così consacrare le loro energie a cercare soluzioni capaci anche di raccogliere consenso fra gli altri paesi per i problemi che devono essere affrontati oggi.  
 
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