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Il Papa in Thailandia e Giappone (pensando alla Cina)

Da Hiroshima e Nagasaki un messaggio contro il riarmo nucleare

Iacopo Scaramuzzi 20/11/2019

Il Papa in Thailandia e Giappone (pensando alla Cina) Il Papa in Thailandia e Giappone (pensando alla Cina) E' la Cina il convitato di pietra del viaggio di Papa Francesco in Thailandia e Giappone (19-26 novembre). Sono molti i motivi ufficiali della 32esima trasferta internazionale di Bergoglio in Asia, dove il cattolicesimo, ancora minoritario, cresce a passi da gigante, e da lì, prima o poi, verrà un Papa del futuro. In Thailandia e Giappone, poi, il cristianesimo si è diffuso inizialmente grazie ai gesuiti, sulle cui orme si muove il Pontefice che dalla Compagnia di Gesù proviene. Il Papa argentino, inoltre, continua a preferire mete remote, e paesi dalla dolorosa storia recente, come la Thailandia, anziché visitare Parigi, Berlino o Londra, in una manifestazione plastica della sua preferenza per le periferie, per il decentramento rispetto a Roma, per il ribaltamento di un'ottica occidentale troppo a lungo invalsa nella Curia romana. La tappa giapponese, poi, sarà l'occasione per visitare Nagasaki e Hiroshima e da lì inviare, in mondovisione, un appello a fermare il riarmo nucleare. Segno dei tempi che cambiano, ma anche delle tradizioni che perdurano, un romano Pontefice riformista visiterà un imperatore succeduto al padre che ha abdicato. La posta in gioco, dunque, è già consistente, e ad essa si sommano motivi personali: è noto che  da giovane Bergoglio avrebbe voluto andare missionario in terra nipponica, come san Francesco Saverio o, in tempi più recenti, il preposito generale della Compagnia di Gesù Pedro Arrupe, ma dovette rinunciare per motivi di salute.
 
Sullo sfondo incombe pero' un motivo ancor più decisivo, la Cina. E' stato Papa Francesco a siglare uno storico accordo con Pechino sulle nomine episcopali che ha posto fine ad un gelo che durava dall'epoca di Mao. Non è un caso, forse, che Bergoglio abbia annunciato il viaggio in Giappone, più di un anno fa, dopo l'accordo con la Cina, farlo prima, visti gli antichi attriti tra il Celeste impero e il paese del Sol Levante, avrebbe potuto irritare Pechino e fare sfumare un traguardo lungamente agognato. Adesso che c'e' l'accordo la situazione è più tranquilla, ma non meno delicata. Ogni parola, ogni gesto del Pontefice in terra giapponese sarà vagliata dai cinesi. Tanto più che Taiwan è in apprensione da mesi, col timore che la Santa Sede chiuda la sua nunziatura per onorare i buoni rapporti con la Cina, e che da mesi a Hong Kong - il governatore Carrie Lam è cattolica, e cattolici ci sono tra i manifestanti - sono in corso proteste di piazza contro il Governo, e contro la Cina, e una brutale repressione da parte delle autorità. Il Papa non si ingerisce certo delle vicende interne ad ogni paese, ma l'eco del messaggio che pronuncerà in Thailandia e Giappone giungerà fino a Pechino. E sorvolando Cina, Taiwan e Hong Kong invierà, come vuole l'etichetta diplomatica, tre distinti messaggi alle autorità. Ogni virgola, verrà analizzata dalle potenze di tutta l'Asia.
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