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Il clima fra Trump e Xi Jinping-Macron

Gli Usa escono dagli accordi di Parigi; Cina e Francia propongono di renderli irreversibili

Pia Saraceno 08/11/2019

 Il clima fra Trump e Xi Jinping-Macron Il clima fra Trump e Xi Jinping-Macron A meno di un mese della conferenza sul clima di Madrid (2-3 dicembre) gli Usa formalizzano l’uscita dall’accordo di Parigi annunciata da Trump sin dal suo insediamento. La tempistica è quella del trattato, inviata nel primo giorno utile (dopo i primi tre anni dalla firma) il processo si concluderà il 4 novembre 2020, il giorno dopo le elezioni in Usa, che non hanno rispettato nessuno degli impegni (non vincolanti) di Parigi. Non è stato presentato alcun piano per il dopo 2020 (INDC) e, dopo il primo anno in cui si sono sentiti gli effetti dell’orientamento dell’amministrazione Obama, le emissioni sono tornate ad aumentare: nel 2018 piu' 1,5% sul 2015 e per quest' anno c’è da attendersi un ulteriore incremento. Ciò non ha impedito al Segretario di Stato di dichiarare che “gli Usa sono orgogliosi dei traguardi raggiunti come leader mondiali nella diminuzione delle emissioni, rafforzando la resilienza, facendo crescere la nostra economia, garantendo energia ai nostri cittadini”.
 
Al di la delle dichiarazioni smentite dai dati (gli Usa sono il terzo paese, dopo quelli del medio oriente, con le più elevate emissioni pro capite) la politica americana sta mettendo in crisi la tenuta dell’accordo già di per sè insufficiente a far fronte alle conseguenze di un rialzo delle temperature superiori a 1,5 gradi. Macron e Xi Jinping  si sono accordati per renderlo irreversibile. Ma è da verificare la volontà di altri paesi di aderire: già la Russia mette in discussione la possibilità di andare avanti, senza l’impegno del secondo maggior contributore col 17,5% alle emissioni globali. La dichiarazione della Cina, primo contributore col 27%, è ovviamente rilevante, ad oggi si stima però raggiungerà con anticipo di oltre 5 anni il picco massimo dichiarato negli impegni nel 2015, da vedere se riuscirà a rientrare sulla traiettoria promessa. La Cop 25 di dicembre, la cui sede è stata spostata da Santiago per la crisi cilena, parte dunque in salita. I giovani sono scesi in piazza per difendere il loro futuro, ma anche se aumentano le evidenze che le temperature stanno salendo più del previsto, aumenta anche la probabilità che la transizione a un diverso modello di sviluppo sarà lunga e travagliata.   
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