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Il gioco delle tre carte a Londra

Mentre i laburisti chiederanno un nuovo referendum

Rocco Cangelosi 21/10/2019

 Il gioco delle tre carte a Londra Il gioco delle tre carte a Londra Londra non vuole essere da meno di Napoli o Roma e, ispirandosi al gioco delle tre carte, inventa quello delle tre lettere. Con la prima, non firmata, Boris Johnson chiede il rinvio per evitare guai giudiziari; con la seconda trasmette il testo di legge che lo obbliga a procedere in tal senso e con la terza, nega tutto chiedendo ai 27 di non concedere la proroga. Un modo tortuoso di procedere che lascia sempre più sgomenti e perplessi i sostenitori della più antica democrazia moderna, mortificata e bistrattata da un dibattito che si prolunga ormai da oltre tre anni. Ciononostante BoJo giocherà la sua ultima carta presentando la legislazione di attuazione della Brexit, nella speranza di ottenere per sfinimento una maggioranza raccogliticcia grazie ai transfughi dell'una o dell'altra formazione. Non è detto che lo scapigliato leader conservatore possa riuscire nel suo intento, ma anche se così fosse si lascerebbe alle spalle un cumulo di macerie fatto di risentimenti e proteste.
 
Nicole Sturgeon leader dello Scottish National Party ha preannunciato un nuovo referendum per la secessione, mentre gli unionisti del Dup, temendo che l'accordo raggiunto prefiguri una riunificazione delle due Irlande, sono pronti a scendere in piazza con il rischio di vanificare gli accordi del venerdì santo. Intanto Johnson è chiamato a rispondere di fronte a un tribunale scozzese per aver violato nella sostanza la legge che lo obbliga a chiedere il rinvio. In una situazione del genere sembrerebbe scontata la necessità di un bagno purificatore di democrazia, rimettendo la questione agli elettori. A tal fine Corbyn, che sembra aver sposato definitivamente la tesi referendaria, sostenuta anche dai liberal democratici, presenterà un emendamento che obblighi il governo a sottoporre a referendum l'accordo raggiunto contenente anche l'opzione remain. Johnson a sua volta sembra deciso ad andare in ogni caso a elezioni anticipate. Ma una cosa è andarci con l'accordo su Brexit, una cosa e' andarci senza. In questo caso infatti dovrebbe vedersela con l'Ukip di Farage, verso il quale si riverserebbero i voti dei brexiteers delusi.
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