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Brexit, the Joker e...

...alla fine vincerÓ Boris

Francesco Grillo 21/10/2019

Brexit, the Joker e... Brexit, the Joker e... È patetica l'azione di contrasto che gli stanchi custodi della democrazia liberale in crisi, riescono ad esprimere nei confronti dei propri più temibili avversari: Donald Trump e Boris Johnson. Entrambi sono rappresentati come clown instabili, persone sostanzialmente sole come se fossero una reincarnazione di quel Joker che sta conquistando il mondo catturandone tensioni oscure. Capaci di mettere in difficoltà praticamente tutti i propri collaboratori usciti da Harvard e Cambridge a colpi di tweet. E, tuttavia, i due stanno vincendo e, anzi, sembrano gli unici in grado di poter contare su una qualche tesi interpretativa (magari, nel caso di Trump, quella elaborata dal misterioso Bannon) di cosa è successo alla politica per effetto di un progresso tecnologico ormai fuori controllo. E idee sufficientemente chiare su come ottenere dalla massima confusione il massimo vantaggio.
 
Ciò vale per la confusissima Brexit. Ormai non c'è più nessuno che sa come andrà a finire. E, tuttavia, Boris sta giocando col proprio Parlamento, come il gatto col topo. A Johnson andrebbe bene, infatti, se in extremis Westminster approvasse il nuovo deal con l'Irlanda del Nord nominalmente dentro al sistema doganale inglese e, di fatto, dentro quello europeo: in questo caso, potrebbe rivendicare di aver ottenuto, in poco più di due mesi, il risultato che la May aveva inutilmente inseguito per due anni e mezzo. Ma cinicamente potrebbe considerare una vittoria persino il no deal che seguirebbe alla perdita di pazienza di anche uno solo dei capi di governo degli altri 27 Paesi Ue che decidesse di non concedere ulteriori estensioni: in questo caso il Primo Ministro sventolerebbe per mesi la bandiera dell'aver risparmiato 40 miliardi di sterline (il costo del divorzio) potendo scaricare sugli europei la responsabilità del fallimento. Infine, un ulteriore rinvio porterebbe a Johnson la preda più ambita: la possibilità di giocarsi un'elezione che - anche con il Leave al 45% - alleandosi con il Brexit Party di Farage per dividersi i collegi, vincerebbero a mani basse assicurandosi, in un colpo solo, Brexit e 4 anni di potere.
 
L'unica opzione che decreterebbe la fine della carriere politica di Boris nella roulette russa che è diventata la Brexit, è un secondo referendum per il quale i sondaggi prevedono una vittoria del Remain. Ma un referendum di questo genere richiederebbe all'attuale maggioranza un suicidio. E dunque? Dunque Johnson come Trump sembrano semplicemente più scaltri. Con poche idee ma chiare in un contesto nel quale quasi nessuno sembra più avere visione, idee o ideali. Per salvare la democrazia liberale in crisi nei luoghi dove il concetto fu inventato (nel 1689), difeso, promosso in tutto il mondo, bisognerebbe ripartire da una forte autocritica. Da un'idea di futuro. Da una proposta radicale e dall'entusiasmo. Altrimenti vincerà il lato oscuro della forza. Di Joker.
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