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Il cammino stretto di Sanchez nella crisi catalana

Il premier socialista tra fermezza e dialogo. E il 10 novembre in Spagna si vota

Rocco Cangelosi 17/10/2019

Pedro Sanchez Pedro Sanchez Pedro Sanchez si trova a percorrere un sentiero molto stretto dopo la pronuncia del Tribunale supremo spagnolo che ha inflitto condanne severissime ai leader indipendentisti catalani, riaccendendo nelle piazze la protesta che sembrava essersi placata da qualche mese. La situazione e' complicata dalle imminenti elezioni fissate per il 10 novembre che lasciano al governo in carica un margine di manovra assai risicato poiché ogni concessione fatta ai catalani potrebbe essere interpretata come un segno di debolezza e far guadagnare voti al Partito popolare e alla destra che già appaiono in ripresa nei sondaggi.
 
Per questo il premier spagnolo si e' affrettato a incontrare separatamente alla Moncloa i leader dei principali partiti di opposizione Pablo Casado (Pp), Albert Rivera (Ciudadanos) e Pablo Iglesias (Unidos Podemos) nel tentativo di ricercare una soluzione condivisa per porre fine alle proteste. Sanchez punta soprattuto sull'appoggio del partito Ciudadanos, particolarmente duro nei confronti degli indipendentisti catalani, prefigurando un possibile accordo di governo dopo le elezioni. E in questa prospettiva egli non solo esclude ogni possibile amnistia, ma lascia intendere che potrebbe ricorrere all'art.155 della Costituzione spagnola, già utilizzato dal suo predecessore Rajoy, che prevede il commissariamento da parte del governo centrale delle comunità in flagrante violazione della Costituzione.
 
Ma in questo gioco al rialzo il leader socialista rischia di perdere i voti della Catalogna e delle comunità basche, a tutto vantaggio dei popolari. Intanto i nove indipendentisti - ex membri del governo guidato dal presidente Carles Puigdemont o leader di organizzazioni della società civile - condannati per il reato di sedizione, si dichiarano prigionieri politici ponendo Sanchez in estrema difficoltà, tanto più che il suo successo elettorale nei confronti di Rajoy era stato in larga parte dovuto al suo approccio dialogante nei confronti della Catalogna. Ma adesso le parole non bastano più e i catalani attendono dal governo gesti distensivi per abbassare la tensione.
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