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Erdogan e i curdi fra Trump e Putin

Mentre l'Unione europea cerca una posizione comune sull'offensiva turca

Riccardo Illy 15/10/2019

Erdogan e i curdi fra Trump e Putin Erdogan e i curdi fra Trump e Putin Dopo il presunto golpe di tre anni fa grazie al quale ha assunto pieni poteri, la plateale sconfitta economica (il Pil nel 2018 cresciuto solo del 2,6% rispetto al precedente 7,4%, la disoccupazione aumentata del 2% e la valuta in caduta libera) e le prime sconfitte elettorali come quella doppia a Istambul, il Presidente Erdogan aveva bisogno di una vittoria che ridesse slancio alla sua immagine. L’unica possibile, dai forti risvolti mediatici, era una vittoria militare: quale bersaglio migliore, sia per i riflessi evocativi, sia per la debolezza militare (non dispongono di aviazione e armi pesanti) dei curdi? Approfittando della fanfaronaggine di Trump, della debolezza, se non inettitudine, conclamata della Ue in politica estera e della (presunta?) debolezza del Presidente siriano Assad, Erdogan ha sferrato il suo odioso attacco. Coinvolgendo, come era facile immaginare, anche un gran numero di civili inermi. Erdogan dava per scontato il via libera americano, che in effetti a parte tardive e inefficaci minacce di ritorsione ed embargo, si è verificato; contava sulla benevolenza russa che a parte qualche rimbrotto sta incassando; sulla proverbiale insipienza europea e sull’incapacità di reazione di Assad.
 
Non aveva previsto la possibilità che fra curdi e Assad si potesse chiudere un accordo. Che si basa probabilmente sulla promessa di una futura gestione autonoma dei territori curdi in cambio della disponibilità a farvi ritornare ufficialmente la sovranità siriana. Accompagnata dall’esercito, che dovrebbe respingere l’invasore turco (di questo si tratta) implicitamente difendendo il popolo curdo. Assisteremo a una nuova e non sappiamo quanto lunga guerra fratricida fra stati islamici e da questo punto di vista non c’è molto di sorprendente. Interessante sarà invece vedere come si schiereranno gli altri attori internazionali. Gli Usa prenderanno le parti della Siria dopo aver accusato Assad delle peggiori nefandezze durante la guerra ai ribelli, che quella successiva contro l’Isis ci ha fatto dimenticare? E Putin darà ancora sostegno ad Assad dopo le avances di pochi mesi fa verso Erdogan? Solo dell’Europa, priva di una politica estera degna di questo nome e di un esercito, possiamo stare certi della posizione che prenderà: nessuna.
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