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Erdogan sfida la credibilitÓ di Nato e Ue

Le istituzioni internazionali esitano di fronte all'offensiva siriana del "sultano"

Rocco Cangelosi 11/10/2019

Erdogan sfida la credibilitÓ di Nato e Ue Erdogan sfida la credibilitÓ di Nato e Ue L'offensiva di Erdogan contro i curdi dell'Ypg, baluardo della lotta contro l'Isis in Siria,riapre il teatro di guerra siriano, mettendo a dura prova la credibilità dell'Occidente e dei suoi principali pilastri istituzionali, la Nato e la Ue. L'operazione è stata infatti lanciata all'indomani della sciagurata decisione di Trump di ordinare il ritiro del contingente americano, offrendo a Erdogan il pretesto per attaccare. L'obbiettivo del "sultano" è molto chiaro: creare una zona di sicurezza in territorio siriano e nello stesso tempo porre fine ad ogni velleità indipendentista del popolo curdo, che agli occhi di Ankara, ma anche di Iraq, Iran e della stessa Siria, rappresenta un pericolo per l'integrità territoriale dei Paesi.
 
Ma c'è di più: Erdogan intende trasferire nella zona cuscinetto che ovviamente sarebbe sotto sovranità turca, i profughi siriani detenuti nei campi di concentramento in Turchia, una vera e propria operazione di pulizia etnica che trova l'accordo di Assad. Le conseguenze dell'operazione turca possono essere dirompenti, per il precario scenario della regione sottoposto da troppi anni a guerre e violenza, un mix ideale per ridare fiato ai combattenti dell'Isis. Ma la comunità internazionale appare impotente. Trump, nonostante si sia affrettato a negare di aver dato mano libera a Erdogan, sembra pensare soprattutto a uno spot elettorale con il "ritorno dei ragazzi a casa". La Nato esita a prendere una posizione di forza contro un suo storico membro, nonostante gli acquisti da parte di Ankara di missili russi.
 
L'Ue, che avrebbe tutti gli strumenti per far sentire il suo peso politico ed economico su Ankara, è paralizzata dal ricatto di Erdogan che minaccia di dar via libera ai profughi detenuti nei campi di concentramento, dando la stura a una nuova ondata di richiedenti asilo che sarebbe politicamente insostenibile per tutti i Paesi europei. L'epilogo appare pertanto scontato e il destino dei valorosi curdi dell'Ypg, che Erdogan considera terroristi al pari del Pkk, sembra segnato dalle ragioni del più forte e dal disinteresse dei principali attori della Regione. Un grande errore di prospettiva suscettibile di minare definitivamente la credibilità delle Istituzioni internazionali e di riaprire la strada al terrorismo e alle ideologie jihadiste. Solo riaffermando i principi fondamentali della legalità internazionale e del rispetto dei diritti fondamentali, senza se e senza ma, Ue e Nato e Onu potrebbero riconquistare il prestigio perduto. Ma è una scelta politica nel breve termine impopolare, che imporrebbe prezzi che nessuno sembra pronto a pagare.
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