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Amazzonia, il sinodo della discordia

Diversi cardinali critici sui temi voluti da Papa Bergoglio in discussione da domenica

Iacopo Scaramuzzi 04/10/2019

Amazzonia, il sinodo della discordia Amazzonia, il sinodo della discordia Se il cardinale tedesco Walter Brandmueller arriva a denunciare il rischio di «eresia» e «apostasia», se il cardinale statunitense Raymond Leo Burke si spinge a indire una «crociata di preghiera e digiuno» per scongiurare il peggio, se il cardinale canadese Marc Ouellet, solitamente guardingo, convoca una conferenza stampa per esprimere tutto il suo «scetticismo», è segno che il sinodo sull’Amazzonia che si apre domenica (6-27 ottobre) ha colpito nel segno. Non sarà un convegno, ma un campo di battaglia. E la discussione divampa perché c’è da discutere, e la Chiesa sinora aveva evitato di farlo, c'è voluto il Papa latino-americano per spalancare le porte. L’Amazzonia è remota, sì, ma tocca le corde più sensibili della Curia romana, e in particolare dei conservatori. Perché affrontando i disastri ambientali nel «polmone della terra» Santa Romana Chiesa dovrà spingersi su un terreno – i modelli di sviluppo, l’ecologia, i diritti violati degli indigeni – sul quale è meno a suo agio che quando si parla di eutanasia o matrimoni gay.
 
Perché dovrà fare autocritica su un certo stile colonialista e paternalista di evangelizzare, e accettare che – come dicevano i missionari gesuiti del '500 - la fede va «inculturata», tradotta cioè in termini culturalmente comprensibili dalle popolazioni locali a costo di qualche compromesso, altrimenti non penetrerà nelle coscienze. E perché alla fine l’assemblea dovrà votare – vale la regola del quorum dei due terzi – su soluzioni sinora inesplorate quale i «viri probati», ossia l’ordinazione di uomini sposati, le donne diacono, i riti e le liturgie indigene a messa.
 
I nemici del Sinodo – uno per tutti, il presidente brasiliano Bolsonaro che ha ripreso allegramente a sfruttare le miniere amazzoniche – già affilano le armi. Presenteranno l’assemblea come una riunione socialista sediziosa, racconteranno che Papa Bergoglio vuole abolire il celibato dei preti, diranno che la Chiesa si deve occupare di anime e sagrestie anziché di microclima e inquinamento da mercurio. La stessa sorte che toccò a Papa Leone XIII quando nel 1891 dedicò l’enciclica Rerum novarum alla questione operaia, facendo concorrenza ai comunisti, anticipando la legislazione sociale più avanzata e aprendo la strada alle società di mutuo soccorso, alle cooperative e alle banche rurali che hanno innervato nel novecento il cattolicesimo italiano. Si chiama profezia.
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