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Poche chances per Boris dopo la sentenza

Accordo "cosmetico" con l'Ue, rinvio della Brexit oppure nuove elezioni

Rocco Cangelosi 25/09/2019

Poche chances per Boris dopo la sentenza Poche chances per Boris dopo la sentenza La Sentenza della Corte suprema britannica ha messo Boris Johnson alle corde, dichiarando che la decisione di sospendere i lavori parlamentari in una congiuntura delicata per le sorti del Paese è "nulla, illegale e priva di effetti". Un linguaggio duro ed inequivocabile che fa insorgere Corbyn e la leader scozzese Nicole Sturgeon che chiedono perentoriamente le dimissioni del Primo ministro, resosi reo del mancato rispetto delle regole fondamentali della democrazia britannica. Ma c'è di più. La decisione della Corte mette in difficoltà la Regina, che si è fatta coinvolgere con troppa facilità nello spregiudicato gioco al rialzo di Boris.
 
Da parte sua il Primo ministro, dichiarandosi in completo disaccordo con la sentenza della Corte, tira dritto e conferma l'impegno a uscire dall'Unione europea il 31 ottobre. Una decisione che è possibile solo se verrà raggiunto un accordo con la Ue sul famoso backstop irlandese. Il Parlamento ha infatti approvato una legge che esclude una Brexit con no deal. Johnson ha quindi di fronte a sé poche alternative. La prima è di accontentarsi di qualche aggiustamento cosmetico sul backstop e presentarlo al Parlamento come una vittoria, sempre che Westminister non lo bocci per la quarta volta.
 
La seconda possibilità è ricorrere alle snap elections, ma anche in questo caso Westminster non darebbe il suo accordo prima di essersi assicurato la proroga dei termini di almeno tre mesi per l'uscita dalla Ue, costringendo Johnson alla umiliante richiesta di rinvio, in modo di dare il tempo necessario al nuovo Parlamento di negoziare un accordo o indire un secondo referendum. La situazione si presenta difficile anche per i partiti di opposizione e soprattutto il Labour di Corbyn che nella prospettiva di elezioni ormai inevitabili, dovrà chiarire la posizione del suo Partito in merito al leave o remain. 
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