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L'"autocritica" di big business

Il documento (senza grandi novitÓ) dell'americana Business Roundtable

Andrea Battista 18/09/2019

L' L'"autocritica" di big business La pubblicazione il 19 agosto scorso del documento - un comunicato stampa corredato da un allegato di firme prestigiose - dell’americana Business Roundtable ha fatto parecchio “rumore”, guadagnandosi tra l’altro la copertina dell’Economist. Molti commenti sono più o meno improntati al “qualcosa si muove, finalmente anche le grandi imprese americane cambiano o almeno ammettono che devono cambiare e il profitto non è più l’unico scopo di big corporate”. Alcuni sono piuttosto ovvi, ad esempio che sono parole e tutto sommato “costano” poco. Altre osservazioni denunciano una lettura affrettata: ad esempio nessuna critica è fatta nel documento, ovviamente, ai mega compensi del management, come auspicato da Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera, o alla riduzione del personale come mezzo per aumentare la capitalizzazione di borsa; del tutto diverso è infatti il fondamentale tema della valorizzazione del capitale umano citato nel documento.
 
Piuttosto che novità, la dichiarazione formalizza principi non solo teorizzati ma già (e in molti casi ampiamente) applicati. Gli obiettivi dell’impresa sono di lungo termine, possono essere anche declinati in modalità multidimensionale, ma la creazione sostenibile di valore li riassume e comprende se i mercati sono ben funzionanti, ossia trasparenti e concorrenziali. Quale impresa prospera nel tempo violando le leggi a tutela dell’ambiente ovvero non ponendo i clienti al centro o non valorizzando il capitale umano disponibile? Nella lista di obiettivi della Business Roundtable, non è un caso che il valore di lungo termine viene per quinto e ultimo, apparendo così la sintesi di tutti gli altri e affatto subordinato ai precedenti punti. Dunque pare difficile scorgere autocritiche o cambiamenti sistematici di rotta. Piuttosto si individua il recepimento di ragionamenti e prassi ragionevolmente condivise sia nella teoria che nella pratica e che comunque non mettono in discussione la necessaria centralità del profitto nella strategie delle imprese, grandi e americane o meno che siano.
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