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Dies Bibi, comunque vada

Certezze e incognite delle elezioni in Israele

Maria Grazia Enardu 16/09/2019

Benjamin Netanyahu Benjamin Netanyahu Netanyahu ha battuto il record di durata al governo del padre della patria, Ben Gurion, ma in alcune tornate elettorali il suo partito, Likud, ha fatto pari o addirittura perso. L'inossidabile Bibi ha sempre messo insieme una coalizione perché il paese pende a destra e non più a sinistra e lui imbarca tutti i religiosi, che hanno reso desueta l'impronta laica dello Stato. Un maestro. Ma nelle elezioni dello scorso aprile lo aveva inchiodato il suo ex alleato e nemico intimo, Lieberman, del partito laico di ebrei russi, ago della bilancia della Knesset. Vendetta fredda come una vodka e con ottime ragioni ufficiali: non si può far vivere gli israeliani tutti secondo le regole degli ultraortodossi, che negli anni hanno allargato la loro influenza in ogni sfera. Bibi è da anni inseguito da inchieste (favori, corruzione dei media) e ha quindi ordinato alla Knesset di sciogliersi. Una legislatura lampo.
 
Sono 120 seggi, ne occorrono almeno 61 per governare. Domani sera sapremo come è andata la sfida delle tribù politiche di Israele. La più incerta è quella degli elettori arabi, di solito astenuti e temuti: con una lista unificata potrebbero avere 12 seggi - congelati, nessuno li includerà. Il duello è con il centro (molto)-sinistra (poca) guidato da Gantz, ma contano anche i risultati della piccola sinistra e soprattutto dell'ultradestra, divisa e sempre più radicale. La mancata soglia dei minori può cambiare il quadro. Gli ultraortodossi votano con disciplina, ma gli elettori laici, snervati, che faranno? Bibi l'usato sicuro, suo slogan la sicurezza (è, a destra, il migliore del mazzo), o Gantz, ex generale ma incognita? Mercoledì comincerà il gioco finale, Dx, Sx, grande coalizione e soprattutto Bibi sì o Bibi no. Non uscirà sua sponte, il presidente Rivlin, del Likud, lo detesta, e comunque vada sarà una grave e lunga crisi. Di un uomo, di un paese, in una regione esplosiva. E poi c'è Trump, con il famoso piano di pace.
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